Agricoltura biologica

Paul E. Waggoner, esperto di climatologia applicata all'agricoltura, riferendosi al futuro dell'umanità, si chiese in un suo articolo del 1997: "Quanta terra possono dieci miliardi di persone riservare alla natura?". L'autore affrontava in quello scritto i problemi del trend demografico, della domanda globale di cibo, della sicurezza alimentare, della protezione della natura dall'uso intensivo dei terreni per scopi agricoli. Traendo spunto da quelle riflessioni, ci si può chiedere quale ruolo riveste l'agricoltura biologica, quale può essere il suo contributo alla conservazione dell'ambiente, al corretto uso dell'energia, a una sufficiente e sana alimentazione. Si ritiene comunemente che il biologico fornisca vantaggi ambientali e di qualità alimentare, ma che l'agricoltura tradizionale offra maggiori livelli di produttività e che perciò sia più adatta a sfamare il mondo. Queste opinioni non tengono conto che le pratiche intensive dell'agricoltura tradizionale porteranno nel tempo a una diminuzione della produttività, cosa che non accade nei suoli biologici. L'agricoltura "bio" ha come obiettivo principale il mantenimento e l'aumento dei livelli di sostanza organica nei suoli, riducendo o eliminando l'apporto di fertilizzanti chimici, di erbicidi e di fitofarmaci per combattere parassiti e patogeni. Sono ammesse solo azioni manuali, meccaniche e termiche, il controllo della piccola fauna selvatica (insetti, lumache, ecc.) e l'uso di insetticidi naturali. Il biologico, dunque, risponde alla domanda dei consumatori di alimenti e fibre salubri e alla esigenza della tutela ambientale e degli animali. Una indagine del settimanale "Time" ha avvalorato l'idea della superiorità del bio, in particolar modo per i prodotti di origine animale, quali latte, carne e uova. Le condizioni di vita degli animali, tenuti all'aria aperta e nutriti con foraggio e cereali, migliora il valore nutrizionale degli alimenti. Frutta e verdura bio, invece, presentano caratteristiche nutrizionali molto simili a quelle dei prodotti ottenuti con metodi tradizionali. Guardando in prospettiva, la biodiversità, cioè la variabilità delle specie vegetali, consentirà, rispetto alle monocolture, una maggiore flessibilità nei confronti dell'evoluzione dei mercati e una migliore e più longeva produzione di cibo, contribuendo alla salute e alla nutrizione della popolazione mondiale. Principali vantaggi e svantaggi del biologico. Vantaggi. Minore richiesta di energia fossile: un risparmio medio del 30% di energia per unità di prodotto grazie a mezzi e tecniche a basso impatto ambientale, e catene di vendita brevi o locali (prodotti "a km zero"). Minore consumo di acqua, trattenuta più efficacemente nei suoli grazie anche all'accumulo di sostanze organiche. Assenza di trattamenti con pesticidi e anticrittogamici, grazie alle autodifese naturali delle piante. Svantaggi. Minore resa del 20-25% rispetto all'agricoltura tradizionale, con conseguente necessità di disporre, a parità di resa produttiva, di un 20% di suolo in più. Il bilancio tra vantaggi e svantaggi rende più debole il bio nel breve periodo, assicurandone invece migliori vantaggi nel medio e lungo periodo grazie soprattutto alla capacità del bio di assicurare una più lunga fertilità dei suoli. Relazioni tra agricoltura e cambiamento climatico. L'agricoltura, per i processi di fermentazione degli animali e per i fertilizzanti sintetici, produce il 12% del totale delle emissioni di gas serra (anidride carbonica, metano e protossido di azoto). Nello stesso tempo l'agricoltura è uno dei settori produttivi più colpiti dalle alterazioni del clima, a causa dell'innalzamento delle temperature e della maggiore violenza dei fenomeni estremi. D'altra parte la migliore gestione delle pratiche agricole (suoli, pascoli, risaie, animali, irrigazioni, recupero dei suoli) può meglio contribuire alle strategie di mitigazione del cambiamento del clima. Guido Caroselli.

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