Al fuoco!

Riproponendo un mio articolo del 1° settembre 2013, pubblicato sul nostro sito, lo integro qui con altre informazioni. Perché si verifichi un incendio sono necessari tre elementi fondamentali (le tre C o "triangolo di fuoco"): • il combustibile: i materiali infiammabili sono classificati secondo la loro reazione al fuoco in 7 classi da 0 (incombustibile) a 6 (materiali estremamente infiammabili). La temperatura di ignizione del legno vale 220-300 °C • il comburente: ruolo svolto di solito dall'ossigeno • il calore: affinché ci sia innesco è necessaria un'adeguata temperatura Nel caso non siano presenti uno o più dei tre elementi, la combustione non avviene o il fuoco si spegne. L'andamento stagionale e il clima hanno grande importanza per creare una situazione favorevole all'innesco degli incendi, perciò i periodi aridi, con vegetazione secca e con elevate temperature ambientali, favoriscono condizioni potenzialmente pericolose. Quando invece si è in pieno rigoglio vegetativo, è difficile che si verifichi un incendio. La prima situazione favorevole alla possibilità degli incendi boschivi va individuata nel forte depauperamento delle zone di alta collina e di montagna. L'abbandono delle pratiche agronomiche e selvicolturali -quali i diradamenti, le ripuliture, il pascolo disciplinato, il fuoco controllato- ha reso le campagne e i boschi più esposti al rischio di incendi. La presenza attiva dell'uomo in quei luoghi era garanzia di sicurezza per un intervento rapido. Una seconda considerazione deriva dalla constatazione della correlazione tra gli incendi boschivi e la presenza di strade e autostrade lungo le quali automobilisti incoscienti gettano dal finestrino mozziconi di sigarette. Nonostante il clima e l'andamento stagionale giochino un ruolo fondamentale nel predisporre situazioni favorevoli agli incendi, e dunque periodi aridi e con elevate temperature determinino condizioni di estrema pericolosità, le cause dei roghi sono spesso dolose. Gli autori sperano di trarre profitto dalla distruzione degli alberi per la creazione di terreni coltivabili e di pascolo a spese del bosco o per attivare la bruciatura di residui agricoli, quali stoppie e cespugli, per la pulizia del terreno, in vista della semina per risparmiare mano d'opera; gli incendi possono inoltre creare posti di lavoro. A proposito della destinazione dei terreni incendiati, va ricordata la legge 21 novembre 2000, n. 353 «Legge quadro sugli incendi boschivi», finalizzata alla difesa dagli incendi e alla conservazione del patrimonio boschivo nazionale. L'articolo 10 pone vincoli di destinazione e limitazioni d'uso quale deterrente del fenomeno degli incendi boschivi finalizzati alla successiva speculazione edilizia: «le zone boschive ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all'incendio per almeno quindici anni. Nei comuni sprovvisti di piano regolatore e' vietata per dieci anni ogni edificazione su area boschiva percorsa dal fuoco. realizzazione sia stata prevista in data precedente l'incendio dagli strumenti urbanistici vigenti a tale data». Una seconda causa dei roghi proviene dai piromani, persone affette da un'ossessione poco frequente, che danno fuoco a qualsiasi oggetto per scaricare la loro angoscia interiore. Una terza causa ha intenzioni positive: gli incendi "programmati" mirano a ripulire i boschi eliminando pericolosi accumuli di legna secca. Dolo, piromania e incendi programmati, sommati, costituiscono il 64% delle cause. Esiste poi una quarta spiegazione, quella colposa, dovuta all'imprudenza, alla negligenza, alla disattenzione o alI'ignoranza degli uomini che involontariamente provocano incendi: 23% dei casi. Infine sono possibili cause naturali, legate all'azione innescante di eruzioni vulcaniche, fulmini, autocombustione: 13%. La superficie forestale totale nella regione mediterranea è pari a 73 milioni di ettari, vale a dire l'8,5% della superficie totale terrestre. I boschi del Mediterraneo forniscono una gran varietà di legname e prodotti non legnosi come sughero, mangime per il bestiame, piante aromatiche e selvaggina, tutti estremamente importanti per lo sviluppo socio-economico, la sicurezza alimentare e la riduzione della povertà nelle aree rurali. Ogni anno perdiamo tra 0,7 e un milione di ettari di foreste (una superficie pari a un quadrato di 100 km di lato) a causa degli incendi, in termini economici il valore di un miliardo di euro. Guido Caroselli.

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