C’era una volta… il Natale

L'immagine tradizionale del Natale, in Italia come nella maggior parte dei paesi occidentali, è a tutti nota: paesaggi innevati, abeti imbiancati, ghiaccio. Eppure accade spesso che non nevica e succede anche che non fa freddo. Come mai, allora, resistono nelle raffigurazioni, nelle tradizioni e nella nostra mente quelle immagini bianche e gelide? È una vecchia storia. I tre secoli compresi tra il 1550 e il 1850 furono i più rigidi dall'epoca dell'ultima glaciazione, conclusa intorno all'ottavo millennio a.C. Perciò gli storici del clima hanno chiamato questo periodo "la piccola era glaciale". A partire dalla fine del XVI secolo, i ghiacciai polari e quelli alpini crebbero sensibilmente e avanzarono; sulle Alpi l'espansione glaciale distrusse molti villaggi. Nella prima fase della piccola era glaciale, le regioni più colpite furono naturalmente quelle più a nord. In Islanda cessò del tutto la coltivazione del grano (ripresa poi solo nel 1920), in Finlandia, entro la fine del 1600, perì un terzo della popolazione, mentre in Svezia la distruzione delle foreste conseguente all'avanzata dei ghiacciai e la scarsità dei raccolti determinarono un sensibile peggioramento economico (il prezzo del grano triplicava ogni anno e si ricorreva a massicce importazioni) e la fine dell'influenza politica di questa nazione in campo europeo. In Inghilterra, dopo secoli di tepore, si cominciarono a costruire case dalle spesse mura. Nel Seicento il Tamigi gelò sei volte, contro la media precedente di una volta al secolo. Nell'inverno 1607-8 ebbe inizio una tradizione destinata a durare per più di 200 anni: la "Fiera del ghiaccio", cioè spettacoli, divertimenti e piccoli commerci sul fiume gelato. Ma già Enrico VIII aveva lanciato nel 1536 la moda del pattinaggio, spostandosi lungo il Tamigi da Londra alla vicina Greenwich. Shakespeare descrisse quegli anni come quelli in cui "il latte si porta a casa gelato nel secchio". Gli inverni particolarmente rigidi in Belgio, tra il 1643 e il 1853, furono raffigurati nelle tele dei pittori fiamminghi. Via via, il gelo raggiunse anche l'Europa meridionale: nell'inverno 1608 la neve sfondò i tetti di Venezia. Furono lunghi anni di carestie, fame e sommosse in diversi paesi europei. Negli altri continenti le cose non andavano meglio. L'abbassamento della temperatura in Cina, per esempio, seguì un andamento simile al nostro. Il periodo punteggiato dalle gelate più intense cominciò nel 1700, quando la temperatura media dell'emisfero settentrionale si attestò sui 2-3 gradi al di sotto delle medie attuali. I ghiacciai avanzarono nuovamente e le popolazioni alpine furono decimate. L'inverno russo del 1812 fermò Napoleone alle porte di Mosca. Nel 1816 si verificò nel Nord America e nell'Europa nord-occidentale il terribile "anno senza estate", con nevicate e gelate tra giugno e agosto. La piccola era glaciale non finì di colpo nel 1850, ma si protrasse meno intensa e drammatica fino alla fine del secolo. Ci restano, oltre ai documenti storici, i Natali descritti da Dickens e dalle fiabe di Andersen. Guido Caroselli.

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