Che tempo faceva

Il semaforo segna verde. L’auto che è dietro la mia protesta con un nervoso colpo di clacson perché non mi sono mosso di un centimetro. In realtà sono impegnatissimo a sbirciare la cartina del tempo appoggiata sul sedile a fianco. L’anticiclone atlantico sta di nuovo distraendosi, proprio come ho fatto io, e punta il naso all’insù verso la Gran Bretagna. Non c’è da aspettarsi un gran che, con quelle correnti fredde che vengono giù…
È un giorno qualsiasi di lavoro, tra poco più di due ore andrò in onda. Meglio non pensarci. Non per l’emozione, che ormai non gioca più brutti scherzi, ma per il tempo a disposizione, che non basta mai. È sempre così, una lotta serrata contro l’orologio.
Devo esaminare, senza fretta e con attenzione, una per una, tutte le mappe del tempo a disposizione. In questo lavoro se c’è un aspetto, un particolare che sfugge o è poco chiaro, non è permesso improvvisare o, peggio, inventare. Meglio in questi casi far tesoro dell’insegnamento socratico: non so.
Basta, si è fatto tardi, è ora di scappare a via Teulada. La via Olimpica è sempre piena di traffico, specialmente d’inverno, ma è la più breve. Quanti semafori, quante lumache davanti a me! Pazienza, in ogni caso in meno di 35-40 minuti non ce la si fa.
Eccomi al centro di produzione della Rai. Buonasera, buonasera, tutti vogliono sapere, che fa questo tempo? Domani tempeste di sereno, dopodomani così così, grazie, arrivederci. Di corsa allo studio 12. Qui i grandi pannelli mobili mi mostrano, indifferenti alla mia fretta, la situazione del giorno precedente. La conosco a memoria, l’ho già vissuta, e allora via tutte le isobare, le A e le B delle alte e basse pressioni, le frecce bianche e quelle nere, i variabile e i sereno. Tutti elementi magnetici sulle lavagne di ferro (nota: allora era così, i computer grafici sono arrivati dopo).
Mentre comincio a ricostruire sul grande quadro europeo la carta del tempo, lo studio televisivo è in continua animazione, ospitando in successione i protagonisti delle varie trasmissioni. Entra Paola Perissi, per registrare una serie di interventi per “Almanacco”. Ecco Luigi Carrai che legge un editoriale di economia. Dizione perfetta, neanche un errore, beati loro! La papera è un’insidia che ti aspetta pazientemente quasi alla fine di un lungo discorso. Preferisce i periodi lunghi e complessi, quelli nei quali ti sei cacciato con tanta disinvoltura e incoscienza, perché hai voluto dimenticare che le frasi semplici e brevi riescono molto, molto meglio. Non importa, quel che conta è riprendersi con prontezza.
Mentre continuo a snodare linee su linee, prende forma nella mia mente il canovaccio della trasmissione imminente. È solo uno schema, perché naturalmente non esiste un testo scritto e il commento verrà fuori lì per lì. Intanto ha luogo un rituale che mi è particolarmente caro: ad uno a uno, quasi per caso, vengono da me i tecnici dello studio (tutti in gamba, vorrei qui ricordarli e ringraziarli). Vogliono conoscere in anteprima le previsioni: è una simpatica processione, per giunta molto utile, perché le risposte e i chiarimenti che do loro costituiscono quasi sempre spunti preziosi per la trasmissione. “Perché i venti puntano verso le basse pressioni?”. Buona idea, stasera lo spiego davanti alla telecamera.
Ma ecco entrare due fotografi, non sono per me ma per Emilio Fede (questo è lo studio del Tg1, tra l’altro). Non è che mi dispiaccia un po’ di pubblicità, non sarei sincero ad affermarlo, è che non ti scattano quattro foto e arrivederci, sono professionisti e te ne fanno cinquanta, una davanti al barometro, una col temporale in mano, indichi l’Italia e non faccia quella faccia preoccupata, faccia vedere che è felice. Sì, lo sono, ma manca un quarto d’ora e devo ancora metter su tutte le temperature…
Tra cinque minuti si va in onda. Aggiusto la cravatta, ecco, sono pronto. Sono su un altro pianeta, penso alle prime parole da dire, le più importanti. Chiedo alla regia quanto tempo avrò a disposizione. Ecco, parte la sigla. Si accende la luce rossa della telecamera. “A tutti, buonasera”. Il resto lo conoscete.

Guido Caroselli.

Consigli di lettura

consigli di lettura
Libri sulla METEOROLOGIA e la CLIMATOLOGIA

Canale Youtube

Canale youtube
I miei video sul canale Youtube