Città, presente e futuro

Gli abitanti di Phnom Penh (Cambogia), Tijuana (Messico), Marrakesh (Marocco) e Lagos (Nigeria) continueranno ad aumentare ogni anno del 4%, raddoppiando rispetto ad ora entro i prossimi 15 anni. Alcune città cinesi, quali Shenzhen e Xiamen, sperimenteranno tassi di crescita maggiori del 10%, raddoppiando la popolazione ogni 7 anni.
Nel frattempo altre città di paesi in via di sviluppo vedranno diminuire il numero degli abitanti. Tra queste La Paz (Bolivia), Belo Horizonte (Brasile), Dengzhou (Cina), Madurai (India), Bandung (Indonesia), San Luis Potosi (Messico), Rabat (Marocco) e Manila (Filippine). In queste città gli ex-residenti lasceranno case e siti commerciali vuoti, infrastrutture inattive e luoghi in decadimento fisico.
I piani urbanistici e regionali richiederanno nuovi metodi e tecniche rispondenti agli sviluppi delle città, alle gestioni di espansione e di crescita, ma anche al declino delle popolazioni e all’emigrazione.
Al fine di uno sviluppo più sostenibile ed equilibrato, la pianificazione razionale della crescita deve essere considerata insieme a quella della decrescita.

I vantaggi dell’urbanizzazione.
Nei paesi sviluppati come in quelli in via di sviluppo, le città offrono ai residenti opportunità uniche di aumentare i guadagni, di mobilitarsi politicamente e di beneficiare dei servizi scolastici, sanitari e sociali. La densità dei contesti urbani si presta con più efficienza e compatibilità ambientale alle strutture abitative, ai sistemi di trasporto e ad altre infrastrutture.
L’urbanizzazione è legata anche allo sviluppo economico. I paesi più urbanizzati hanno più alti redditi, economie più stabili e istituzioni più forti, e sono meglio attrezzati a resistere alle scosse e alla volatilità dell’economia mondiale. Sia nei paesi avanzati che in quelli in via di sviluppo, le città generano una parte significativa del prodotto interno lordo e della ricchezza nazionale, creando opportunità di sviluppo, lavoro e investimenti. Nei prossimi anni, le città avranno probabilmente ruoli ancora più importanti e sistemi di crescita e fattori chiave per lo sviluppo nazionale, in particolare le mega regioni urbane e i corridoi che uniscono città vicine.
L’urbanizzazione non è solo un’energia positiva per lo sviluppo economico, ma anche una forza capace di portare risultati socialmente desiderabili come una buona sanità. Le popolazioni urbane stanno meglio delle loro controparti rurali: tendono ad avere un maggiore accesso ai servizi sociali e sanitari, un miglior tasso di alfabetizzazione e una migliore aspettativa di vita.
Numerose città del mondo hanno capitalizzato le opportunità offerte dalla urbanizzazione creando ambienti più salutari. Questi centri urbani si sono organizzati in regioni del WHO (Organizzazione mondiale della sanità). Partendo dall’ufficio regionale europeo nel 1986, le reti includono ora migliaia di città, cittadine e regioni in dozzine di paesi del mondo, tutti impegnati in politiche a favore della salute delle persone.

Svantaggi. La crescita rapida e non pianificata.
Nonostante le opportunità e i benefici, molte città hanno creato ineguaglianze, diverse forme di esclusione ed emarginazione, oltre a seri problemi ambientali.
La rapida crescita della popolazione può logorare la capacità municipale di stabilire regole per la qualità dell’aria e dell’acqua, di provvedere alla sanità, di assicurare la disponibilità di cibo, di proteggere la sicurezza alimentare e di salvaguardare la salute con strutture pubbliche e private. Abitazioni malsane, problemi alimentari e della sicurezza dell’acqua, traffico congestionato, inquinamento e crimine, sono tutte abituali conseguenze.
Spesso la crescita avviene così rapidamente che i pianificatori municipali non sanno quante persone risiedono nelle loro città, dove vivono o che tipo di aiuto chiedono. Questa mancanza di base di informazione crea situazioni dove le pubbliche risorse non riescono a raggiungere i più bisognosi.
Una rapida e non pianificata urbanizzazione contribuisce inoltre alla povertà, che sta diventando un aspetto della vita urbana negativo, dilagante e largamente non riconosciuto.
La povertà può essere in tutte le parti del mondo, incluse le città svedesi, britanniche e americane. In molti paesi dal reddito medio-basso, i poveri delle città sono visibili in estesi bassifondi. Oggi si stima che 828 milioni di persone vivono negli slum, un terzo della popolazione urbana mondiale. La grande maggioranza di quei luoghi – più del 90% – si trova nelle città dei paesi in via di sviluppo. La più alta concentrazione è nelle città che crescono in fretta.
Questi abitanti sperimentano spesso condizioni sociali ed economiche difficili, che si manifestano in privazioni materiali, fisiche, sociali e politiche. Vivono in case sovraffollate, costruite con materiali poveri, circondate spesso da terre insicure. Un limitato accesso al cibo sano e all’acqua, una sanità miserevole, il crollo delle strutture familiari tradizionali, tassi elevati di criminalità e di disoccupazione, tutto minaccia la sicurezza degli abitanti. Quelle case sono luoghi di malattie infettive (incluse la tubercolosi, l’epatite, la febbre dengue, la polmonite, il colera e la malaria) che si diffondono facilmente in popolazioni affollate. Nonostante le terribili necessità, i servizi sanitari sono difficilmente accessibili. I bassifondi non sono più solo luoghi marginali che ospitano una percentuale relativamente piccola della popolazione urbana. In molte città in via di sviluppo costituiscono la maggior parte degli insediamenti umani, inseriti nel tessuto urbano e visibilmente presenti come una categoria distinta di esseri umani.

Città e cambiamento climatico.
Le città, specie quelle delle zone più ricche, hanno significativamente contribuito al cambiamento climatico. Nel complesso comportano il 75% dei consumi dell’energia mondiale e di tutti gli sprechi. Secondo le ultime stime, le zone urbane contribuiscono a più del 60% delle emissioni di gas serra. Non è una coincidenza, perciò, che il cambiamento del clima è al centro del dibattito internazionale nello stesso momento in cui il pianeta è diventato prevalentemente territorio urbano.
Le città saranno tra le aree più affette dal mutamento del clima. Se il livello del mare salirà di un solo metro, molte tra le maggiori città costiere saranno minacciate, comprese Buenos Aires, Rio de Janeiro, Shangai, il Cairo, Osaka e Tokyo, Lagos, Los Angeles e New York.
I quasi 900 milioni di poveri che abitano nei bassifondi, lungo le coste esposte alle inondazioni o i pendii alle frane, saranno probabilmente i più colpiti dal cambiamento climatico. Quelle case sono spesso di scarsa qualità e non resisterebbero alle maggiori calamità come gli uragani.
Nello stesso tempo le città hanno il potenziale per giocare un ruolo importante nella riduzione delle emissioni di gas serra e nella mitigazione del cambiamento climatico. I centri urbani possono essere energeticamente più efficienti delle aree rurali se la densità di popolazione è utilizzata per creare abitazioni a risparmio di energia, sistemi di trasporto e altre infrastrutture.

Città del futuro.
Guardare alle tendenze del passato è un sistema utile per immaginare il futuro, ma gli eventi imprevisti sono inevitabili e certamente faranno parte dell’avvenire in forme non pienamente prevedibili. Le città differiranno tra loro per diversi fattori. L’accesso alle informazioni, la tecnologia e il mercato globale le influenzeranno, così come anche i loro sistemi di governo. La migrazione continuerà a modificare la dimensione e la natura delle popolazioni. Gli impatti del cambiamento climatico e le nuove malattie pandemiche potrebbero innescare le migrazioni di massa in una misura senza precedenti, alterando i profili demografici dei paesi e delle città, cambiando i confini e generando conflitti.
Le città prive di pianificazioni adeguate o di governi appropriati troveranno difficoltà crescenti nel trovare territori a prezzi accessibili, abitazioni decenti, adeguati servizi pubblici e di trasporto. In conseguenza, la loro legittimità politica, presto o tardi, comincerà a diminuire.
Le organizzazioni non governative o i settori privati possono cercare di coprire i ruoli precedentemente affidati alle autorità locali, e ciò porterebbe a una frammentazione di poteri. In questo scenario, gli abitanti dei bassifondi e i poveri delle città continueranno a essere trascurati e le disparità a crescere.
Nello stesso tempo, le città presentano sostanziali opportunità nel futuro. Quelle prosperose immagineranno progetti globali sostenibili, e creeranno nuove istituzioni o rafforzeranno quelle esistenti per realizzare quei progetti. Ciò le porterà a cercare nuovi sistemi di cooperazione con i governi regionali e centrali e con altri interlocutori quali i settori privati, assicurando nel contempo un’equa distribuzione di opportunità e di sviluppo sostenibile.

Guido Caroselli.

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