Cose da fare

L’inquinamento uccide almeno 10 milioni di persone. Di questi, si contano almeno 4,5 milioni di morti l’anno all’aperto, soprattutto per gli autoveicoli e le industrie, e nei luoghi chiusi, per le stufe a legna e a letame, almeno 2,9 milioni. L’inquinamento delle acque, spesso per i liquami, comporta 1,8 milioni di morti per malattie gastro-intestinali e per infezioni da parassiti. Sul lavoro, l’esposizione a tossine, carcinogeni e fumo passivo, provoca nei lavoratori del tabacco e dei coloranti 800.000 morti per fibrosi polmonare e cancro della vescica. Per il piombo (unico metallo con dati disponibili) si contano 500.000 morti. Vanno poi considerate le malattie cardiache, i casi di ictus e i danni al sistema immunitario.
L’aria inquinata, i suoli e i luoghi di lavoro sono responsabili dei disastri che nel mondo provocano la morte di 1 persona su 6, e il totale potrebbe essere di milioni più elevato perché è poco chiaro l’impatto di molti inquinanti. Si stanno ancora cercando i legami con la demenza, il diabete e le malattie renali. E occorre poi considerare i metalli tossici e le sostanze chimiche.
Le morti per inquinamento costituiscono il triplo di quelle per l’Aids, la malaria e la tubercolosi messe insieme.
Il costo arriva a 4600 miliardi di $ all’anno, equivalenti a più del 6% del prodotto interno lordo mondiale, secondo il più aggiornato e comprensivo studio mondiale, che avverte: la crisi minaccia la continuità della sopravvivenza delle società umane.
La grande maggioranza di questi decessi si verifica nelle nazioni più povere e in alcune, come l’India, il Ciad e il Madagascar, l’inquinamento arriva a determinare un quarto di tutti i decessi. I ricercatori internazionali hanno detto che questo carico è estremamente pesante per le economie in via di sviluppo. Le nazioni avanzate devono ancora lavorare per affrontare il problema: gli USA e il Giappone sono in cima alla classifica del numero più alto di decessi a causa di forme “moderne” di inquinamento, per esempio quelle collegate ai carburanti fossili e alle sostanze chimiche. La cosa sorprendente è la velocità di crescita delle morti causate dall’inquinamento “moderno”, mentre quelle per il “tradizionale” – dalle acque contaminate, ai fumi per il legno da cottura – stanno diminuendo con lo sviluppo del mondo del lavoro.
Gli studiosi hanno comunque affermato che i grandi progressi delle nazioni avanzate negli ultimi decenni dimostrano che sconfiggere l’inquinamento è possibile con la volontà politica.
Dal “Clean air act” degli USA (1970), i livelli dei sei maggiori inquinanti sono stati abbattuti del 70%, mentre il PIL è salito del 250%, cosa che smentisce l’argomento che il controllo dell’inquinamento taglia posti di lavoro e soffoca l’economia.

Guido Caroselli

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