Dati e problemi dell’economia della carne

Il cibo e l’agricoltura costituiscono il più grande settore economico del mondo. Nel 2016 la produzione mondiale della carne è stata stimata a 317 milioni di tonnellate, quantità che è destinata ad aumentare. I dati sul valore di questa industria variano molto da 75 miliardi a 620 miliardi di euro.
La FAO calcola che il bestiame costituisce circa il 40% del valore mondiale dei ricavi agricoli e aiuta la sopravvivenza e la sicurezza alimentare di quasi 1,3 miliardi di persone.
Nella storia dell’umanità, la caccia, l’addomesticamento di alcuni animali e l’allevamento hanno fatto parte della nostra vita, della mitologia e di parte dei nostri sistemi legislativi e religiosi.
Ma la carne è ancora basilare per la vita dell’uomo? Alcuni pensano che, per il solo fatto che l’abbiamo sempre mangiata, ciò non significa che dobbiamo farlo ancora. Potremmo farlo, assumendo da altri cibi il nutrimento e le proteine necessarie? Diamo intanto un’occhiata alle fattorie.

Come è cambiata la produzione della carne?

Resiste ancora il vecchio concetto di piccola fattoria con grano, galline e maiali. Più della metà delle fattorie americane erano nel 2012 abbastanza piccole da vendere per meno di 10.000 dollari. Ma il 20° secolo ha visto l’applicazione dei principi della rivoluzione industriale all’agricoltura: minimizzare il necessario e massimizzare i profitti. I produttori hanno scoperto che gli animali potevano essere custoditi e alimentati con granaglie, e che potevano essere allevati nei modi giusti per una crescita e per un ingrasso più rapidi. Così l’allevamento dei polli, dei maiali, degli ovini e dei bovini ha seguito questa strada, simile oggi a una catena di montaggio

Qual’è l’impatto ambientale dell’attuale modello di fattoria?

È difficile separare i diversi impatti dei differenti modelli e tipi di fattorie. Per le stime occorrerebbe distinguere tra terreni arabili e bestiame, o tra le fattorie industriali e quelle piccole. Uno studio del 2010 sul ruolo dell’acqua per la produzione di carne, ha stimato che, mentre i vegetali richiedono 322 litri per chilogrammo e la frutta fino a 962 kg, la carne è molto più esigente: i polli 4325 litri per chilogrammo, i maiali 5988 litri, le pecore e le capre 8763 litri e il manzo addirittura 15415 litri per chilo.
Il pianeta sta facendo i conti con l’impoverimento delle riserve e delle falde idriche. Secondo alcune stime, l’agricoltura pesa per il 70% sui consumi idrici mondiali.

Inquinamento dell’acqua

Le fattorie contribuiscono all’inquinamento dell’acqua in vari modi: alcuni associati più direttamente all’aratura dei campi, altri con il bestiame, ricordando come nesso che un terzo dei cereali del mondo è usato per alimentare gli animali. La FAO ritiene che l’allevamento del bestiame, che sta crescendo più velocemente della produzione agricola, comporta serie implicazioni per la qualità dell’acqua.
I tipi di inquinamento idrico comprendono: nutrienti (azoto e fosforo dai fertilizzanti e dagli escrementi animali); pesticidi; sedimenti; materia organica; patogeni (batteri infettivi del colon, ecc.); metalli (selenio, ecc.) e nuovi inquinanti (residui di medicinali, ormoni e additivi alimentari).
Gli impatti sono ad ampio raggio. L’eutrofizzazione è causata da eccessi di nutrienti e di materia organica (feci di animali, resti alimentari e scarti dei raccolti), fenomeno che causa la crescita eccessiva di alghe e piante e il consumo di tutto l’ossigeno nell’acqua a spese di altre specie. L’inquinamento da pesticidi può eliminare le erbacce e gli insetti dalle zone agricole, ma con impatti sensibili in tutta la catena alimentare. E anche se gli scienziati non dispongono ancora di tutti i dati sul legame tra l’uso di antibiotici per gli animali e la crescente resistenza agli antibiotici nelle malattie dell’uomo, questo inquinamento, persistente negli organismi animali e nell’acqua, fa definitivamente parte dell’ambiente.

Consumo dei terreni e deforestazione

Il bestiame è il più grande consumatore delle risorse del territorio, con le campagne e i campi per i raccolti dedicati alla produzione dei mangimi che si estendono per l’80% di tutti i terreni agricoli. Per il mangime si usa 1/3 di tutti i campi per i raccolti, mentre per il foraggio si impiega il 26% della superficie terrestre priva di ghiacci.

Cambiamento climatico

È difficile stabilire esattamente quanto gas serra viene emesso, dalla fattoria alla tavola, dall’industria della carne; in questo percorso le emissioni carboniose non sono ufficialmente contabilizzate, perciò certi studi hanno cercato di colmare il vuoto. Secondo l’IPCC dell’ONU (il gruppo intergovernativo per il cambiamento climatico), l’agricoltura, la silvicoltura e gli altri usi della terra contribuiscono per il 24% all’emissione dei gas serra.

Che fare?

Alcuni ritengono che il veganismo sia il solo modo sano di alimentazione. Se, per esempio, come ha scoperto una ricerca USA, tutti gli americani sostituissero la carne con i fagioli, il paese sarebbe prossimo a raggiungere gli obiettivi dei gas serra in accordo con le indicazioni di Barack Obama.
Ma esistono altre strade. Molti gruppi ambientali chiedono la riduzione dei consumi di carne migliorandone la qualità. Ma quali carni? L’agricoltura biologica è ancora relativamente limitata – in Europa il 5,7% delle terre agricole sono trattate organicamente – ma autorevole. Esistono altri sistemi agricoli, come il biodinamico (il suolo e la vita sono un unico sistema) e la permacultura (il sistema di soddisfare i bisogni alimentari della popolazione rispettando gli ecosistemi esistenti). Più recentemente alcuni innovatori stanno mettendo insieme la tecnologia e i principi ambientali nella agro-silvicoltura, la silvo-pastura (adozione di sistemi agro-forestali nell’allevamento), l’agricoltura conservativa (per minimi cambiamenti del suolo) o quella rigenerativa (per catturare il carbonio), per creare metodi agricoli che comprendano la diminuzione del carbonio, l’alta biodiversità e il benessere degli animali. Una recente ricerca ha mostrato che i pascoli gestiti (una tecnica che consente il libero pascolo) è un sistema efficace per diminuire il carbonio. Comunque, mentre le carni organiche e biodinamiche vengono regolarmente etichettate, l’agricoltura rigenerativa, al momento, non ha etichette.

Guido Caroselli

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