Diciotto anni fa, come ora

Tempo fa, parlando con il Prof. Eliassen, insigne meteorologo norvegese, in occasione del Premio Balzan (il più importante dopo il Nobel) conferitogli a Roma all’Accademia dei Lincei, gli chiesi come mai la meteorologia godeva in Italia di tanta popolarità ma non di altrettanta stima. A suo avviso questo dipendeva dal fatto che la maggior parte delle persone non hanno la minima idea delle basi sulle quali è fondata la meteorologia. Molti ne hanno soggezione ma, nello stesso tempo, non la rispettano, parlando di “previsioni azzeccate” o “sballate”, anche perché, purtroppo, la cultura generale è fortemente condizionata e depressa dalle lotterie, dagli oroscopi e dalle zingare.
Occorre allora opportunamente ricordare che le previsioni del tempo fanno uso di metodi e di strumenti scientifici. A parte la rigorosa, puntuale e frequente misura delle caratteristiche atmosferiche in atto (pressione, temperatura, umidità, vento, precipitazioni, radiazione solare, ecc.) con strumentazione tradizionale, con radar e con satelliti, i meteorologi si avvalgono del calcolo di potenti e velocissimi computer. Questi, in parole semplici, snodano l’intricata matassa dei calcoli che occorre fare per rappresentare, punto per punto e ora per ora, il comportamento dell’atmosfera nei giorni a venire. Alla fine di questo complesso procedimento, il meteorologo professionista ha sotto gli occhi, un po’ come il medico con le analisi, la “diagnosi del tempo”. Sta allora alla sua esperienza, alla sua sensibilità e alla sua abilità, stilare la “prognosi”, ossia trasformare quei dati previsti dell’atmosfera (pressione, temperatura, umidità, ecc.) in uno scenario meteorologico futuro (con tutti gli aspetti pratici del tempo: nubi, piogge, temporali, nevicate, zone di sereno, comportamento del vento e del mare, ecc.).
È chiaramente proprio in quest’ultima fase, in questo processo interpretativo del meteorologo, che possono sorgere differenze tra prognosi e prognosi (lo stesso accade con i medici, a parità di diagnosi) ed, eventualmente, errori. Non tutti sono abili ed esperti allo stesso modo. Non solo. Gli errori possono anche essere nella diagnosi, ovvero indotti dai calcoli dei computer, questi ultimi fuorviati da imprecisioni nel rilevamento dei dati iniziali, specie là dove ci sono vaste zone “scoperte” (deserti, foreste impenetrabili, oceani, montagne impervie). È vero che i satelliti, oltre che osservare i sistemi nuvolosi, danno una mano a misurare dall’alto, ma è anche vero che sono un po’ più imprecisi dei tradizionali strumenti a terra.
In conclusione, la meteorologia è una scienza ma, proprio come la medicina, fa progressi sensibili ma non è una scienza esatta. Come tale, è utile e degna di fiducia, ma può sbagliare. Ma non c’è di meglio.

Guido Caroselli per il settimanale “Oggi”, 9 gennaio 1997.

Consigli di lettura

consigli di lettura
Libri sulla METEOROLOGIA e la CLIMATOLOGIA

Canale Youtube

Canale youtube
I miei video sul canale Youtube