Foreste e incendi

Le foreste catturano il carbonio assorbendo l’anidride carbonica durante la fotosintesi. Parte della CO2 forma gli steli, i rami, le radici e le foglie.
Mentre le piante e gli alberi bruciano durante un incendio, una gran parte del carbonio immagazzinato viene rilasciato come anidride carbonica. Se le foreste si ristabiliscono in tempi brevi, possono rapidamente riaccumulare il carbonio.
Se un incendio trasforma una foresta in arbusti – e la vegetazione viene mantenuta bassa da ripetuti incendi – il carbonio complessivo riaccumulato dalle piante può in sostanza diminuire e quello presente in atmosfera aumentare. Gli arbusti e le erbe sono più incendiabili di altre forme vegetali, aumentando dunque la probabilità di una perdita permanente di una foresta.
In certi ambienti boschivi dell’emisfero nord, la bassa infiammabilità di specie che rapidamente si ristabiliscono dopo un incendio, quali il pioppo, determina un buon grado di resistenza alla perdita della foresta.
Al contrario, in molte foreste di faggi dell’emisfero sud, il fuoco può trasformare una foresta umida e fresca in un territorio di arbusti altamente infiammabili, facilmente soggetti a nuovi incendi. È un esempio di punto di non ritorno, cioè come un ambiente forestale può trasformarsi in un ambiente privo di foresta.
Gli scienziati dell’Istituto Smithsoniano (Washington) hanno sviluppato un modello matematico che aiuta a capire perché certi ambienti naturali sono più esposti alla perdita delle foreste e delle specie viventi, mentre altri sono più resilienti. Lo scopo del modello è quello di determinare quali foreste vanno maggiormente protette affinché non si avviino al punto di non ritorno.

Guido Caroselli

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