Furore

Nel maggio del 1934 New York fu quasi oscurata in pieno giorno da una nube di polvere proveniente dalle grandi pianure degli Stati Uniti. Ma toccò anche a Chicago e a parte del Canada. Si trattava di una delle terribili "dust bowl" (letteralmente: coppe di polvere) che in quegli anni contribuirono a determinare la durissima crisi economica americana. Quelle tempeste non venivano certo dal nulla. Anni e anni di tecniche agricole inadeguate, diciamo pure un ossessivo sfruttamento della terra senza alternanza di coltivazioni né riposi, arature profonde che avevano finito per sfiancare la natura, trasformando terreni fertili in distese aride, una prolungata e disperante condizione di siccità, tutto questo aveva inaridito il suolo, e quella superficie era diventata, appunto, una gigantesca coppa di polvere. Centinaia di migliaia (forse qualche milione) di americani furono costretti dalla fame a migrare verso ovest. Il sogno era la California, ma spesso fu un dramma per i troppi che cercavano il lavoro e invece, dopo aver attraversato le montagne e il deserto, furono sfruttati e maltrattati. Questa storia fu raccontata da John Steinbeck con il suo romanzo "Furore" (1939). Che ci ha fatto capire che, per chi riceveva quei migranti, si trattò di paura. Steinbeck scrive: l'io aveva paura del voi. Potrebbe far venire in mente qualcos'altro, più attuale. Guido Caroselli.

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