Il vento e il mare

Il vento e il mare sono due amici inseparabili. Si conoscono da sempre e, come spesso accade nelle più salde amicizie, litigano volentieri, perché hanno caratteri profondamente diversi.
Il vento ė più sveglio, allegro e incostante: a volte gentile, a volte nevrotico, si infiamma all’improvviso per poi acquietarsi con la stessa mutevolezza e rapidità; piuttosto sregolato, non rispetta quasi mai gli appuntamenti.
Il mare è più serio, metodico, paziente, un po’ lento nei riflessi. Cerca disperatamente di seguire gli umori e gli sbalzi dell’amico, non ci riesce e fa confusione, ma si mantiene spesso calmo (o poco mosso); continua a sopportare il vento per un po’, ma quando non ne può proprio più perde la pazienza, e allora è meglio stargli lontano, perché come tutti i flemmatici ha la collera lunga, anche quando l’amico è tornato di buon umore e ha cessato di provocarlo.
D’estate, per fortuna, i due litigano poco, mancano i motivi di contrasto, i nervi sono più distesi ed è tempo di vacanze anche per loro due. Il vento conduce una vita più regolare, spira di giorno dall’amico verso le coste e di notte in senso inverso, con delicatezza, quasi temesse di svegliare il mare brontolone. Quando si allontana da lui si concede lunghe ore di riposo. Il mare, sfinito dalle lunghe e faticose battaglie invernali, dorme beatamente giorno e notte: si avverte appena il suo immenso respiro. Solo ogni tanto si sveglia per fare un po’ di moto. Ondoso, naturalmente.
Questo quadretto poco meteorologico raffigura abbastanza bene la vita dell’aria e dell’acqua nella cornice del Mediterraneo. La brezza di mare si leva nelle prime ore del pomeriggio, spira perpendicolarmente alle coste, raggiunge il massimo di intensità tra le 15 e le 17, e si spegne nel tardo pomeriggio, a volte a sera inoltrata. La brezza di terra, meno vivace, sorge intorno alla mezzanotte per cessare nel primo mattino.
Queste correnti aeree regolari e periodiche, sintomo di una condizione meteorologica normale e tranquilla, interferiscono a volte con i venti derivanti da situazioni alternative, che vengono a turbare saltuariamente l’equilibrio del tempo tipicamente estivo. Vale la pena conoscere i nomi e i connotati dei venti che, oltre alle brezze, spirano sulla Penisola e sui mari che la circondano. È opportuno ricordare che “l’orientamento” si riferisce sempre alla direzione di provenienza del vento.
La bora è il risultato della discesa di correnti fredde, continentali, provenienti dall’Europa nord-orientale. Viene dunque soprattutto da nord-est, ma oscilla anche intorno nord nord-est ed est nord-est. Interessa principalmente le regioni carsiche e le coste settentrionali e orientali dell’Alto Adriatico. Arriva sul mare con raffiche impetuose, anche superiori a 100 km/h. Quando è presente, tormenta il Golfo di Trieste e le coste venete più settentrionali, manifestandosi con cielo sereno, ottima visibilità, notevole diminuzione della temperatura e grande velocità (“bora chiara”). Oppure con cielo nuvoloso, minore violenza e cammino più lungo, fino ad arrivare alle centrali adriatiche (“bora scura”). D’estate questo vento si fa vedere poco; talvolta ci sono le “borine”, da est, non superiori ai 40 km/h.
Anche il grecale (o greco) proviene da nord-est, ma a differenza della bora frequenta i versanti ionici e si manifesta spesso con dense foschie. È sporadico nel periodo estivo, come la tramontana (nord o nordest) presente sui versanti tirrenici.
Lo scirocco si fa vedere in tutte le stagioni. Associato a correnti calde tropicali, proviene dalle regioni sahariane. Per questo motivo è in origine molto secco, ma poi, percorrendo il braccio di mare che separa L’Africa dall’Italia, arriva da noi umido, fatta eccezione per le coste meridionali della Sicilia. Quando scavalca i monti centrali dell’isola e le Madonie, discende verso la costiera settentrionale, portando la temperatura a valori elevati e notevolmente disagevoli. Spira da sud-est, più impetuoso sui versanti ionici, meno su quelli tirrenici.
Un’altra espressione tipica delle correnti nord-africane è il libeccio, vento da sud-ovest frequente in tutte le stagioni, più presente sul Tirreno, dove a volte è violento, meno sull’Adriatico.
Il maestrale (o maestro o mistral) soffia da nord-ovest o da nord, interessando le coste settentrionali e occidentali della Sardegna, le regioni tirreniche e la Sicilia. Originato dalle correnti fredde provenienti dai mari del Nord Europa, si incanala nella Valle del Rodano e si tuffa con grande violenza nel Golfo del Leone, apportando cielo sereno o al più nuvoloso, aria fredda e molto asciutta. Le Bocche di Bonifacio, tra la Sardegna e la Corsica, rappresentano un imbuto naturale dove il maestrale acquista velocità e turbolenza. Lo stesso effetto si manifesta nello Stretto di Messina, con venti da nord o da nord-est. Il maestrale frequenta talvolta anche l’Adriatico e il Canale d’Otranto.
La famosa “rosa dei venti” riassume le direzioni di provenienza dei venti principali. La tradizione vuole che la rosa fosse in origine centrata sullo Ionio meridionale, a sud-est della Grecia; questo spiega perché il grecale è inteso vento da nord-est.
Lontano dalle coste, sul mare aperto, il vento non è più soggetto alle regole delle brezze e si muove secondo uno schema dinamico più complesso. Il Mediterraneo centrale è stato idealmente suddiviso in numerosi settori, in corrispondenza di ciascuno dei quali è stato calcolato il vento medio. Il risultato è un insieme di frecce orientate che, nel complesso, offrono un’immagine abbastanza rappresentativa della circolazione generale. Questa, a grandi linee, è orientata secondo un asse principale nord-ovest sud-est a causa della presenza quasi costante di una bassa pressione sul Mediterraneo orientale (le depressioni richiamano i venti verso il loro interno).
Interessante è la distribuzione delle temperature della superficie del mare e dell’aria immediatamente sovrastante. I settori più caldi sono lo Ionio in giugno, affiancato in luglio e in settembre dal basso Tirreno, mentre in agosto il primato appartiene a una zona circoscritta delle acque che bagnano la Sicilia settentrionale.
Il vento è alla base della formazione e del movimento delle onde, anche se altre cause, quali l’attrazione lunare e la diversa salinità e temperatura del mare da un punto all’altro, intervengono nei movimenti verticali e orizzontali delle acque. Non è semplice stabilire una relazione diretta tra la forza del vento e lo stato di agitazione del mare; non è possibile dunque, misurato il vento, risalire all’altezza delle onde. Vento e mare hanno ciascuno la propria scala empirica, il primo, graduata da 0 a 12, la Scala Beaufort, basata su velocità ed effetti, il secondo, da 0 a 9, un codice in base all’altezza delle onde. Attenzione! È sbagliato dire “mare forza 3” ma è invece corretto dire “mare 3”.
La lunghezza del tratto di mare su cui agisce il vento senza cambiare direzione e velocità è detta “fetch”. Il fetch e il tempo di persistenza del vento contribuiscono a modellare il profilo delle onde. Più in generale l’azione del vento si traduce in un primo tempo nell’aumento del moto ondoso, consistente soprattutto nelle prime dodici ore. In seguito le onde cominciano ad allungarsi e a diventare più veloci. Le più lunghe sono state osservate nel Sud Atlantico e nel Circolo polare antartico (circa 800 metri), mentre le massime altezze si aggirano sui 15-18 metri. Nel Mediterraneo difficilmente al largo si realizzano altezze di 6 metri, mentre in prossimità delle coste, specie con vento che viene dal mare, le onde interferiscono caoticamente le une con le altre (frangenti) potendo raggiungere valori superiori. In presenza di brezze di terra, il mare sotto costa è meno vivace, perché la terraferma, specie se alta e ripida, si comporta come una diga. Allontanandoci dalle coste verso il largo, invece, incontriamo onde più grandi.
Quando c’è vento (“mare vivo”), l’aspetto delle acque è piuttosto disordinato, specialmente nella fase iniziale: onde alte e basse, generalmente tutte corte, si susseguono in maniera imprevedibile, mantenendo costantemente bagnata la coperta delle imbarcazioni.
Non sempre il movimento delle acque è accompagnato dalla presenza del vento. Il mare, a volte, non dimentica facilmente le offese ricevute, presentando una superficie mossa anche quando l’aria non si agita più (“mare morto”). In altre occasioni, invece, si comporta come una vigile e pronta sentinella, segnalando con un moto ondoso in aumento la lontana attività di acque agitate (“mare lungo”). Attenti a quest’ultimo! Onde di mare lungo possono creare il caos tra le imbarcazioni ormeggiate in porti con l’imboccatura rivolta al largo.

Guido Caroselli.

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