La domanda è

La domanda non è più: il cambiamento climatico renderà i fenomeni atmosferici sempre più frequenti e violenti? Né la domanda è più: il cambiamento del clima sta già ora moltiplicando la frequenza, accorciando i tempi di ritorno e rinforzando la violenza dei fenomeni atmosferici? E questa è per i media: la domanda da non fare ai climatologi, quando succede un disastro alluvionale, “perché è successo?” State cercando ancora di capire il nesso clima-tempo-disastro? L’esperto, se mai, è un meteorologo, che vi potrà spiegare qual’è stato l’innesco, semplicemente la scintilla. Quello che è a monte, all’origine, lo sa chi ha ancora gli occhi foderati di prosciutto, perché il suo orizzonte politico non va oltre qualche mese, perché sceglie di dare i soldi a pioggia “dopo” e di fare le condoglianze, o semplicemente perché se ne frega della programmazione, perché è un ignorante o perché ha destinato i fondi per l’ambiente a favore di qualcos’altro, o forse ha rubato.
La vera e unica domanda è: fino a che punto siamo disposti a sopportare il peso dei lutti e la montagna di soldi per i danni? Dove è collocato il discrimine tra la superstiziosa speranza che non succeda ancora e l’adesso basta? Meglio i funerali di stato e i fondi per riparare i danni e costruire di nuovo, oppure cambiamo il modo di vedere, programmiamo a medio-lungo termine, saniamo il territorio, costruiamo con criteri e controlli, investiamo nelle nuove politiche energetiche? Quanti morti e quanti soldi ancora?
Questa è la domanda.

Guido Caroselli.

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