Riparliamo di Venezia

Venezia, patrimonio dell'umanità, di fronte al turismo e al cambiamento climatico. Per lo straordinario insieme della sua architettura bizantina, gotica, rinascimentale e barocca, Venezia, è tra i patrimoni più minacciati dal sollevamento delle acque e dalla attuale gestione della sua fiorente industria turistica. Fondata nel V secolo, Venezia fu costruita sulle isole e le paludi della laguna, luogo di commerci e di rifugio dagli attacchi degli Unni di Attila. I villaggi e gli insediamenti si espansero, e tra il IX e il XV secolo la città divenne uno stato commerciale molto ricco e potente. Oggi Venezia poggia su 118 isole circondate da canali e connesse da 338 ponti. È una delle mete turistiche più famose e frequentate, ospitando ogni anno 10 milioni di persone che restano per una notte e, per più giorni, almeno il doppio. Ma proprio il turismo sta diventando una grande preoccupazione perché l'aumento dei visitatori ha del tutto cambiato negli ultimi anni il rapporto con la Serenissima. Gli sbarchi dalle navi da crociera, in 22 anni, sono aumentati di 9 volte, da 200.000 a 1.800.000 persone. Ogni anno entrano in laguna 600 mega-navi, lunghe 300 metri, larghe 40 e alte 60 metri, simili a palazzi di 7-8 piani, in una città dove il piano regolatore vieta di costruire edifici più alti di quattro piani. A parte il degrado del paesaggio, gli scafi spostano milioni di metri cubi d’acqua, causando erosioni alle rive e alle fondamenta delle case, mentre le eliche muovono i sedimenti della laguna. L'autorità di porto ha dichiarato che il reddito e l'occupazione creati dal turismo da crociera sono indispensabili per la città - solo i passeggeri spendono a Venezia fino a 150 milioni di euro l'anno - e ha promosso un dragaggio profondo della laguna per consentire alle navi l'ingresso nel porto senza entrare nella città. Sono state fatte altre proposte, compreso l'attracco sulla terraferma della laguna, o la costruzione di una banchina galleggiante nel mare antistante uno degli ingressi lagunari. La soluzione più recente, appena decisa, è a favore di un primo terminal a Marghera per le navi superiori alle 96 mila tonnellate di stazza, che ora non possono entrare in laguna. Sono previsti entro il 2019 due accosti sul canale Nord nelle banchine adiacenti alla Fincantieri. Un secondo, grave problema deriva dal cambiamento climatico, e un terzo è l'abbassamento del suolo (subsidenza). Venezia sta lottando per conservare i suoi edifici e la sua natura. A fianco del continuo aumento di turisti, la popolazione residente è drammaticamente crollata - negli ultimi 30 anni da 120.000 a 55.000 - andando via per l'aumento dei prezzi, per la congestione della città e per la mancanza di alloggi a costi accessibili. Danni catastrofici per le avversità atmosferiche. La peggiore tempesta in tempi non lontani avvenne nel novembre 1966, quando una fortissima perturbazione colpì l'Italia, causando danni devastanti alle opere d'arte e al patrimonio delle città di Firenze e Venezia. Da quei giorni si è acceso un importante dibattito sulla protezione dalle future catastrofiche alluvioni. Dopo decenni di discussioni e di piani, è nato il progetto MOSE, un insieme di 78 paratie mobili distribuite lungo i tre ingressi che connettono la laguna all'Adriatico, con il compito di proteggere da maree pari e superiori a 110 centimetri, tenendo fuori le acque adriatiche fino al miglioramento del tempo. L'opera doveva essere realizzata entro il 2017 a un costo complessivo di circa 5,4 miliardi di euro. Ma probabilmente costerà di più. Problemi finanziari e giudiziari prospettano il rinvio del completamento dell'opera al 2021. Le alluvioni e soprattutto le alte maree hanno sempre costituito un problema per Venezia, che ha assistito ad aumenti di livello di quasi 30 cm. Ma ora, con l'aumento dovuto al cambiamento cimatico, il problema sta diventando sempre più difficile. Per decenni è stato aggravato dalla subsidenza del suolo causata dai trivellamenti idrici, pratiche cessate negli anni '70 per evitare ulteriori abbassamenti. Le sempre più frequenti alluvioni verificatesi negli ultimi 60 anni potranno essere controllate dalle barriere mobili, almeno fino a quando le acque non supereranno l'ostacolo. Ma le barriere saranno inefficaci contro l'aumento del livello lagunare, a meno che non vengano alzate per periodi sempre più lunghi, con significativi fenomeni di inquinamento della laguna. Le alte maree superano spesso i basamenti di pietra degli edifici e l'umidità sale per capillarità. Un danno ai mattoni e alla pietra viene causato dai sali marini, che si sciolgono e poi ricristallizzano. La situazione è peggiorata dal dragaggio di canali profondi per la navigazione, consentendo a più grandi quantità di acqua marina di entrare nella laguna e di aumentare la salinità. Vengono corrosi i tiranti in ferro che stabilizzano e tengono insieme le case, vengono deteriorati i marmi e, nella Basilica di San Marco, danneggiate le tessere dei mosaici millenari situati a 6 metri dal pavimento. Le statue funerarie di marmo scolpite nel XVIII secolo dallo scultore veneziano Antonio Canova nella basilica Santa Maria Gloriosa dei Frari si stanno rapidamente deteriorando per le infiltrazioni d'acqua nella chiesa. Il restauro richiederà l'impermeabilizzazione dell'ambiente, lo smantellamento del monumento, la rimozione del sale dalla pietra, la copertura delle basi delle statue e il rimontaggio dell'intera opera. In conclusione, la non più Serenissima per tali problemi deve tener conto degli effetti del clima e dell'aggressione turistica se vuole restare una città unica e magnifica. Guido Caroselli.

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