Riscaldamento, inquinamento e allergie

Il riscaldamento globale senza controllo potrebbe peggiorare le allergie respiratorie di 12 milioni di italiani.
Le temperature primaverili più elevate e l’anticipo e l’allungamento della stagione porterebbero significative espansioni dei pollini e dei funghi allergenici. Il riscaldamento globale può anche peggiorare l’inquinamento, che interagisce con gli allergeni per scatenare attacchi di asma. Le città presentano le più gravi minacce alla salute degli asmatici perché le isole di calore urbane possono aggravare sia la produzione di pollini sia degli inquinanti.
Gli alberi e le piante stanno cominciando a rispondere ai più alti tassi di CO2 ai quali sono esposti. Dal 1700 i livelli di CO2 sono aumentati di circa il 40%, e ora hanno raggiunto il valore più alto da 800.000 anni, forse da 15 milioni di anni. Poiché la CO2 è essenziale per la vita delle piante, molte di esse possono crescere di più e più in fretta con l’aumento dell’anidride carbonica. Le stagioni di crescita più lunghe e le temperature più elevate stanno anche cambiando i luoghi e i tempi favorevoli alle piante. La primavera dell’emisfero nord arriva in media 10-14 giorni prima di soli 20 anni fa. Per molte specie i luoghi più adatti si sono spostati più a nord e a più elevate altitudini perché gli alberi e le altre piante non sopportano le estati più calde.
Anche le precipitazioni e le tempeste cambieranno. Poiché l’aria più calda può più facilmente evaporare e contenere una maggiore umidità, la tendenza è per un numero maggiore di periodi secchi alternati a tempeste più forti. Episodi di precipitazioni più pesanti sono stati già osservati negli ultimi 50 anni, nei quali la quantità di pioggia è aumentata in media negli USA del 20%. I venti e le precipitazioni associate con i forti temporali possono far esplodere i grani, rilasciando particelle molto più piccole, meno di 2,5 microgrammi, che possono penetrare nei più piccoli alveoli polmonari. Il cambiamento climatico dovrebbe inoltre deviare le traiettorie delle perturbazioni e causare temporali e venti più forti.
I cambiamenti di temperatura e del regime delle precipitazioni potrebbero influire sull’abbondanza di spore fungine negli ambienti chiusi in seguito a inondazioni o a siccità, fenomeni in crescita nei prossimi decenni. Le conseguenze degli uragani, anch’essi previsti in aumento e in intensificazione del 22% per la fine del secolo, forniscono una impressionante dimostrazione di come le inondazioni possono aumentare le muffe e gli effetti respiratori sulla salute. Dopo l’uragano Katrina, si diffusero le muffe e gli ospedali di New Orleans registrarono un aumento di pazienti allergici con tosse fastidiosa e di asma infantile. Anche le condizioni estremamente calde e secche potrebbero esacerbare le allergie fungine, specialmente in persone ricorrenti all’aria condizionata. Installazioni o usi impropri del condizionamento possono infatti creare le muffe crescenti.
A peggiorare le cose, inquinamento e allergeni possono interagire in modi da amplificare gli effetti. Ad esempio, quando l’inquinamento da ozono degli strati bassi raggiunge alti valori, basta molto meno polline per scatenare l’asma. In effetti l’ozono rende più sensibili le vie respiratorie agli allergeni. Anche le particelle scaricate dai diesel possono aumentare le allergie estendendone la permanenza nell’organismo. I pollini allergenici possono attaccarsi alle minuscole particelle di scarico, facendole penetrare in profondità e a lungo nei polmoni.
I potenziali impatti del riscaldamento globale possono comportare significative conseguenze economiche: le allergie e l’asma costano già agli Stati Uniti più di 32 miliardi di dollari l’anno per le cure e per le perdite di produttività.
Occorre dunque agire per ridurre i rischi di allergia e i casi di asma.
Un primo, importante passo consiste nel contenere l’inquinamento da riscaldamento globale per evitare le peggiori conseguenze e permettere agli asmatici di continuare a respirare aria pura. Allo stesso tempo, gli stati, le comunità e le persone dovrebbero pianificare efficacemente l’ambiente, facendo attenzione alle piante allergeniche e agli effetti delle isole di calore, per limitare il trasporto dei pollini e degli altri allergeni.
Sebbene possa apparire nero il futuro degli allergici, non è troppo tardi per cambiarlo. Dobbiamo subito cominciare a ridurre l’inquinamento che contribuisce al riscaldamento globale. È importante che i politici, le industrie e le persone si adoperino insieme per ridurre l’inquinamento dai livelli attuali almeno dell’80% intorno al 2050. Questo obiettivo è raggiungibile con tecnologie disponibili o in preparazione, ma dobbiamo intraprendere azioni decisive per evitare gli impatti più preoccupanti. Allo stesso tempo, possiamo cominciare a prepararci ad alcuni cambiamenti climatici già in atto. Con pianificazioni urbane intelligenti e attenzione alle piante allergeniche, le comunità possono limitare l’esposizione dei cittadini. Aree urbane ben progettate possono ridurre le isole di calore che accelerano la produzione e i livelli di inquinamento. La copertura dei tetti con materiali più riflettivi assorbe meno calore, e l’uso di spazi verdi, parchi, alberi e di giardini pensili può ridurre molto gli effetti delle isole di calore.
Il passaggio dalla dipendenza dai combustibili fossili all’energia solare porta al duplice beneficio di ridurre l’inquinamento e di produrre abbondante energia quando è massima la domanda di elettricità per i condizionatori nei giorni caldi estivi.
Un ulteriore passo sarebbe rivolgersi a qualificati arboricoltori e forestali per censimenti urbani degli alberi e valutazioni dei pollini e delle condizioni climatiche al fine di stabilire se i regolamenti in atto possano effettivamente diminuire i livelli dei pollini.

Guido Caroselli

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