Vite e olivo 2017

Il clima è cambiato e una delle conseguenze è lo spostamento verso nord e su altitudini più elevate di molte specie arboree e coltivazioni. Per la vite l'altitudine rappresenta un limite, perché aumentando il livello del suolo diminuisce la temperatura e la maturazione dell'uva subisce un ritardo. Questi limiti possono essere così schematizzati: Alpi 600-900 m, Valle d'Aosta fino a 1200 m, Appennino settentrionale 500-700 m, Appennino centro-meridionale 800-1000 m, pendici vesuviane fino a 1200 m, pendici dell'Etna fino a 1300 m. La vite e l'olivo, le piante che più ci caratterizzano, di norma resistono bene agli estremi termici e alla scarsità di precipitazioni. Ma quest'anno è stata dura: una prolungata siccità, le gelate primaverili, il forte caldo e gli episodi grandinigeni. La vite ha subito le conseguenze degli eccessi. In molte zone si è anticipata la vendemmia di 1-3 settimane. Ma il raccolto delle uve è stato e sarà comunque molto scarso, tanto che si profila un crollo della produzione del 24% rispetto al 2016, e ancora peggio in Umbria e in Sicilia (-40%). Quanto alla qualità del vino, è però prudente fare una valutazione più avanti. Il riscaldamento del pianeta, accertato un anticipo dei periodi di fioritura e di maturazione delle uve, potrebbe nei prossimi 30 anni spostare la coltura della vigna oltre il 50° parallelo nord, come avvenne nel Medio Evo in Inghilterra. Quanto all'olivo, ecco una conseguenza. Il confine settentrionale dell'olio d'oliva italiano è ora sul 46° parallelo nord, in Valtellina, a due passi dalla Svizzera. Qui, negli ultimi dieci anni, in poco più di 5 ettari, la produzione olearia è cresciuta da zero ai frutti di 16.000 piante. La Lombardia conta ora quasi 2000 aziende olivicole e una trentina di frantoi. Quest'olio viene esportato in Francia, Germania, USA, Giappone ed Emirati Arabi Uniti. Guido Caroselli.

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