Acqua, oro blu. Idee sempre attuali

La Terra è un posto speciale per vivere. Probabilmente ne esistono tanti altri nello sterminato universo, ma condizioni così favorevoli non si trovano facilmente.
L’aria, cioè la miscela dei gas che ci avvolge, è come sappiamo un fondamentale elemento vitale, tanto è vero che la respiriamo. Ma la vita degli esseri umani, degli animali e delle piante è legata a un altro elemento caratteristico del nostro pianeta, quello che, come hanno testimoniato gli astronauti, lo colora d’azzurro: l’acqua. Presente non solo nell’aria sotto forma di vapore, ma liquida e solida sulla superficie terrestre, negli oceani, nei laghi, nei fiumi, nei torrenti, negli stagni, nei ghiacciai, in tutti quei grandi e piccoli serbatoi di energia, di cibo, di bevanda, di igiene, di salute, di vita. L’acqua che beviamo scorre all’interno degli esseri viventi, è il mezzo di trasporto del calore e delle sostanze nella circolazione linfatica delle piante e sanguigna degli animali e dell’uomo.
Oltre a costituire l’ambiente favorevole per eccellenza, capace di ospitare, cullare, nutrire, dissetare, proteggere così tanti abitanti del nostro pianeta, l’a qua modella, scolpisce, incide la Terra, creando intagli, valli, grotte, muovendo frane, disegnando litorali sempre diversi, spaccando col gelo le rocce, spostando con i lenti ma non immobili ghiacciai masse immense di terreno. In questo modo contribuisce a disegnare ambienti sempre nuovi, favorendo e anche ostacolando la vita, comunque consentendola.
Un elemento così vivo, oltre a muoversi continuamente, si trasforma sempre: e così sale, scende, precipita con le piogge e con le cascate, scorre, penetra nel terreno, evapora, condensa (da vapore torna liquido), sublima (si trasforma cioè direttamente da vapore in ghiaccio e viceversa), seguendo le regole di un ciclo che a noi appare infinito. Si chiama proprio così: «il ciclo dell’acqua».
Volendo mettere le cose in un ordine convenzionale, tutto ha inizio con l’evaporazione dalla superficie degli oceani, cosa che avviene di continuo, perché basta che la temperatura dell’acqua sia superiore a quella dell’aria sovrastante. Lo stesso, in misura minore, avviene anche sulle terre emerse, purché sia presente dell’acqua. L’aria si riempie così di piccolissime particelle invisibili di vapore, e intanto, scaldata dai tiepidi oceani, comincia a salire. Man mano che va su, l’aria umida trova un ambiente diverso, si raffredda e fa condensare il vapore acqueo in minutissime goccioline sospese che torniamo a vedere. Ecco come si formano le nubi. Nel loro interno le goccioline si aggregano e crescono fino a vincere la forza di gravità, precipitando come pioggia o neve (se fa abbastanza freddo) sulle terre e sugli oceani che le hanno viste partire verso il cielo.
Una parte dell’acqua precipitata (per questo si parla di «precipitazioni») resta in superficie, una parte evapora di nuovo in atmosfera, e una parte penetra nella superficie terrestre diventando sotterranea. L’acqua del sottosuolo si trova la strada fino agli oceani, ai fiumi e ai laghi, e in una certa misura, invece, viene tirata su dalla vegetazione e dalle radici degli alberi, e poi restituita dalla traspirazione delle foglie all’atmosfera. L’acqua che resta invece in superficie, dove la temperatura è sufficientemente bassa, congela; oppure segue i pendii e si raccoglie in flussi crescenti, riversandosi poi in pozze o ruscelli, nei torrenti, nei laghi, nei fiumi e infine negli oceani, dove il ciclo ricomincia.
La pioggia che cade ogni anno sulle terre emerse del mondo riempie un volume di 110.000 km³, pari a un cubo che ha per lato 48 km, un peso d’acqua che vale un numero enorme di tonnellate, immaginate la cifra 1 seguita da 14 zeri. Di quel volume solo 9.000 km³ sono disponibili sulle zone abitate, e di questi solo un terzo è attualmente sfruttato dall’umanità, comunque in tonnellate un 3 seguito da ben 12 zeri. Però sfruttato inadeguatamente, distribuito male, per molti esseri umani imbevibile o infetto. E inoltre, fatto del tutto naturale, il clima della Terra, oltre ai deserti disabitati, comprende zone abitate dove le piogge sono scarse e irregolari. Altre dove piove troppo e accadono disastri alluvionali.
Poiché l’acqua è un bene vitale, di conseguenza la sua mancanza è un fatto negativo. È a seconda dei casi un contrattempo, un problema o una sciagura. I bisogni idrici si traducono n ultima analisi in necessità di precipitazioni atmosferiche. Un calo del 25-30% delle piogge annue può significare,per i paesi temperati una forte diminuzione del rendimento agricolo, ma lo stesso ammanco nei paesi tropicali (quasi sempre poveri) può equivalere a una catastrofe.
Oltre all’agricoltura hanno bisogno d’acqua le industrie, gli impianti di produzione di energia e, naturalmente, ogni essere umano per vivere. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha stimato che il fabbisogno idrico minimo di sopravvivenza è di 5 litri pro capite al giorno, ma per poter parlare di condizioni accettabili di vita occorre una quantità pari a 10 volte. La conseguenza è che l’acqua, al pari di tante altre ricchezze, divide in modo drammatico il mondo. Mentre in alcuni paesi, come l’Europa e gli Stati Uniti, viene sprecata in larga misura, in gran parte dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina la sua mancanza o la sua cattiva qualità sono causa di disagi, di miseria, di malattie e di morte. Più di un miliardo di persone non ha acqua potabile e metà della popolazione mondiale non dispone di servizi igienici adeguati.
Il risultato è che ogni anno 3 milioni e 400.000 esseri umani, in gran parte bambini, perdono la vita per malattie come il colera, il tifo e la dissenteria. Al di là degli sforzi e dell’opera preziosa di organizzazioni quali la Federazione internazionale della Croce Rossa, sono naturalmente necessari medicinali e strutture sanitarie per tamponare le situazioni drammatiche. Ma anche un piccolo sforzo può migliorare le cose. Il mondo spende ogni anno 16 miliardi di dollari per avere acque sicure; ne occorrono altri 7 miliardi per darle a tutti. Eppure, per quello che può dare, non è una grande cifra, se si pensa che rappresenta un decimo della spesa degli europei per le bevande alcoliche.
Un nuovo problema da risolvere si ê aggiunto negli ultimi decenni. A causa delle eccessive emissioni in atmosfera di gas derivanti dalla combustione delle sostanze fossili che ci danno energia (petrolio, carbone, legna, ecc.), l’aria si sta sempre di più scaldando. Questa valutazione emerge facendo una media per tutto il mondo e per anno, certo, evitando invece di giudicare i singoli episodi del,tempo che ci appaiono come le oscillazione di un’altalena e che ci impediscono di pesare il clima nel suo complesso e nel suo andamento a medio e a lungo termine (le previsioni del tempo, al contrario, guardano verso periodi molto brevi). Insomma, nel complesso, la temperatura dell’atmosfera terrestre aumenta. Di quanto! Forse, in media, un grado ogni 30 anni. Che è molto, proprio perché si tratta di una media planetaria, e perché costituisce un fatto senza precedenti negli ultimi 10.000 anni. Ciò comporterà anche, anno dopo anno, una diversa distribuzione delle piogge rispetto al passato. In breve e semplificando, potrebbe piovere sempre meno nelle zone aride e sempre più intensamente (non è detto che piova «di più» ma invece «più forte») nelle zone umide.
Il crescente calore ambientale comporterà anche un graduale aumento del livello dei mari. Cambieranno un po’ alla volta le coste e qualche piccola isola sparirà del tutto.
Cambierà l’agricoltura, cambieranno le opportunità per i vari paesi come i problemi. C’è tanto lavoro da fare, e tanto ancora da approfondire per capire meglio come stanno andando le cose e come andranno in futuro. Tre, per il momento, sono sicure.
Primo: non è vero (se lo sentite dire) che «non ci si capisce nulla», perché la scienza può sbagliare ma è sempre vigile e lavora sul serio.
Secondo: non è facile, ma bisogna cambiare, un po’ alla volta ma a partire da subito, le fonti di energia, ricorrendo a quelle che ci danno molti più vantaggi che problemi (e non viceversa). Occorre progettare sempre di più con l’aiuto del sole, del vento, dell’idrogeno.
Terzo: soprattutto i ragazzi sono i destinatari del nuovo impegno, di questa sfida da vincere per una «casa» più degna per tutti, più sicura, più pulita e anche più accogliente.
Credere in tutto questo offre oltretutto grandi opportunità di lavoro per molti che non l’hanno e una nuova spinta per una ripresa dell’economia mondiale.

Guido Caroselli.
Scritto per “I colori del Sacro” – Terza rassegna internazionale di illustrazione per l’infanzia – Messaggero di sant’Antonio Editrice e Museo Diocesano – Padova, 2005.

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