Ai fiumi non basta un’attenzione una volta l’anno

Domenica 26 settembre, come ogni anno dal 1997 con una “Giornata internazionale”, ci si ricorderà dei fiumi. Una volta l’anno, per la pubblica attenzione, è un po’ poco.
Di fatto, le arterie della vita della Terra, nei boschi, nelle vallate, nelle campagne, nelle città, sulle coste, hanno sempre rivestito, tuttora rivestono e in futuro rivestiranno ruoli importanti, per certi aspetti indispensabili: sorgenti di civiltà, di cultura, di benessere, di energia, di biodiversità, di acqua, di cibo, di vita. Tutti i lati positivi della nostra casa, senza affatto dimenticare anche i negativi, i problemi e i danni a persone e cose per le esondazioni, l’inquinamento e la cattiva gestione delle acque dolci.
Una prima, semplice riflessione sul viaggio gravitazionale dei fiumi, ci porta a considerare la loro vita simile alla nostra: nascono da una sorgente, crescono, si rinforzano esprimendo una giovane vigoria, poi una piena maturità, poi rallentano con un declino e infine raggiungono il termine esistenziale con lo sbocco al mare.
Questa particolare manifestazione della vita è stata una fondamentale scoperta per le prime grandi civiltà del pianeta, accompagnandone e caratterizzandone lo sviluppo agricolo, energetico e perfino la cultura e la religione di quei popoli antichi.
Da allora e fino ad oggi i fiumi hanno rappresentato una pratica ed economica via di comunicazione e di trasporto, per scopi commerciali e turistici.
L’acqua dolce, naturalmente pura e lontana da ogni inquinamento e contaminazione, è fonte provvidenziale per la sete di ogni essere vivente, per le sue stesse funzioni vitali. E anche per il cibo: i pesci, come le specie agricole e gli animali da allevamento, tutti hanno bisogno di quella risorsa.
Il fiume, acqua in movimento, esprime anche energia cinetica, e come tale offre la trasformazione in energia elettrica. L’ingegneria permette con la realizzazione delle dighe di sfruttare questa possibilità. E altre opere di ingegno incanalano i flussi per meglio aumentare i rendimenti agricoli, e altre ancora costruiscono i ponti per congiungere i territori divisi dalle acque.
Riassumendo, si può dire che il fiume ha una rilevante valenza economica, e come tale non va degradato ma preservato e se mai arricchito. Quando è trascurato o mal gestito, diventa un problema.
Esiste anche una ricchezza non esprimibile in termini puramente economici, se si vuole una funzione “inutile” ma al tempo stesso senza prezzo: l’ispirazione per le opere d’arte, dalla musica alla pittura, la scultura, la fotografia, la letteratura e ogni altra rappresentazione delle bellezze della natura.

Guido Caroselli, dal suo libro “Fiumi”

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