Come una ola

Le cronache, i flash d’agenzia, i servizi televisivi ci propongono episodi di maltempo e fenomeni meteorologici di forte intensità, contemporanei ma sparsi qua e là nel mondo. Vengono date notizie della loro portata, delle conseguenze rovinose e al più di qualche precedente record. I fatti appaiono slegati, indipendenti tra loro.
Eppure non è così. In realtà il tempo nel mondo è conseguenza dell’andamento dinamico delle onde di pressione atmosferica, così come lo stato del mare è l’espressione del movimento delle sue acque. E queste fluttuazioni della pressione dell’aria percorrono da ovest a est un intero emisfero, simili al giro di una ola sugli spalti di uno stadio.
Onde poco sviluppate in ampiezza significano in genere un tempo quasi normale e senza conseguenze importanti, derivato da pochi scambi d’aria lungo i meridiani. Mentre le onde pronunciate, con le creste assai tese verso i poli e i cavi depressi verso l’equatore, determinano consistenti spostamenti di aria calda verso le zone più fredde e di aria fredda verso quelle più calde. In tal caso il transito di queste onde porta contrasti anche accesi, alla base di perturbazioni e di intensi fenomeni atmosferici (piogge insistenti, rovesci, temporali, pesanti nevicate, venti forti, mareggiate). Quando in una regione del mondo vi è maltempo, in quella a fianco vi è un’onda di bel tempo, e prima o poi la prima si sostituirà alla seconda. Non solo.
Le circolazioni atmosferiche dei due emisferi non sono indipendenti, ma interferiscono tra loro, grazie soprattutto agli oceani, a quelle cinghie di trasmissione del calore e delle correnti marine.

Guido Caroselli.

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