CopenHill

Nel 2017 è stato inaugurato CopenHill, il termovalorizzatore “Amager Bakke” di Copenhagen, realizzato con una spesa di 610 milioni di euro. L’impianto brucia i rifiuti non riciclabili per produrre energia elettrica e calore.
È dentro Copenaghen, dista solo 2 km dalla Sirenetta, 5 km dal Municipio, dal nuovo Teatro dell’Opera e dalla Biblioteca Nazionale, dunque non in periferia, per evitare costi di trasporto di calore e di energia.
Il beneficio è quadruplice: ecologico, economico, energetico e turistico.

Copenhill tratta circa 400.000 tonnellate di rifiuti solidi prodotti a Copenaghen in un anno dai circa 700.000 cittadini e 46.000 imprese.

Si tratta di un grosso scatolone a tetto inclinato, alto circa 100 metri, largo 60 e lungo 200, che brucia 70 tonnellate di rifiuti all’ora, producendo energia elettrica per circa 60.000 famiglie e riscaldamento per 120.000.

Il processo comprende la raccolta, la pulitura del materiale (che consiste nell’abbattimento di ammoniaca, anidride carbonica, anidride solforosa, diossina e altre polveri), la combustione in una fornace, il riscaldamento di acqua in un boiler, la produzione di vapore acqueo per il teleriscaldamento delle abitazioni e per azionare turbine che producono energia elettrica. Infine, dai camini, l’emissione di fumi di vapore acqueo, ossidi di azoto, monossido di carbonio, ammoniaca e carbonio organico, il tutto a impatto inquinante non nullo ma bassissimo, tale da ridurre le emissioni dannose del 99%.

Sul tetto dell’inceneritore, sui 10.000 metri quadrati disponibili, sono stati realizzati percorsi per trekking e attrezzistica per attività sportiva all’aperto, e tre piste da sci con un dislivello di 17 metri, il tutto grazie a materiali sintetici realizzati da una ditta bergamasca, la Neveplast, che riproducono la scorrevolezza della neve. Sono presenti anche 4 skilift, punti di ristoro e una scuola di sci. Copenhill attira oltre 100.000 visitatori ogni anno.

In Italia i rifiuti assommano a 30 milioni di tonnellate/anno, pari a 1,3 kg/giorno per persona. Il 20% è riciclabile per materiali e oggetti, il 42% (materiale organico) è riciclabile per fertilizzanti (compostaggio) il 18% va nei termovalorizzatori, il 20% nelle discariche.
I 39 termovalorizzatori italiani sono prevalentemente al Nord. La realizzazione di questi impianti da noi è tuttora in fase di perenne discussione, quasi sempre disinformata e disinformante.

Guido Caroselli.

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