Dieci anni fa.

L’estate europea di dieci anni fa un tenace e fortissimo anticiclone nord-africano determinò onde di calore tra le più disastrose della nostra epoca. Già a maggio 2003 furono registrati numerosi record, ma terribile fu la prima metà di agosto. Fu colpito soprattutto il sud del nostro continente, ma anche l’Europa Centrale e l’Inghilterra. In questa nota di memoria sarebbe inutile e stucchevole elencare tutti i primati di temperatura e di siccità, e comunque si possono trovare sulla rete decine di siti che offrono queste cifre. Qui un solo dato significativo per tutti: a Parigi la temperatura oltrepassò per 9 giorni consecutivi i 35 gradi, e secondo il Servizio Meteorologico Francese la canicola superò di gran lunga «tutto ciò che è stato visto dal 1873 per intensità e durata, tanto a livello di temperature massime che minime e medie”. Anche noi soffrimmo per la ferocia di quella stagione.
Una scheda tecnica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2010) ha riportato il numero delle vittime, in eccesso rispetto alla media estiva, in 12 paesi europei: 70.000. Il nostro Ministero della Salute e la rivista britannica “New Scientist” contarono 4.000 vittime in Italia, ma secondo l’Istituto Nazionale di Statistica i morti furono 18.000 più dell’anno precedente. Questa forbice di dati andrebbe chiarita.
Tutto questo non per accendere nuove paure e fantasie, passatempo irresponsabile o gioco infantile (fate voi), ma per non dimenticare che, nonostante le zoppie termiche di questi ultimi anni, l’effetto serra (che non vuol dire solo caldo da morire, ma sempre più eccessi) a causa e (ormai) responsabilità antropica attende ancora prove scientifiche per essere smentito.
Non mi stanco di ripetere che, passata la lunga fase dell’allarme, poi del sensazionalismo e dell’inazione, la crisi economica non deve farci dimenticare l’impegno a eliminare gli sprechi energetici e a investire, non solo denaro ma soprattutto ricerca, idee utili e opere, in una nuova politica energetica. Non solo pannelli e mulini, e senza drogarci di cemento. Sarà un’occasione per creare un sacco di veri posti di lavoro. E la buona Italia, ne sono sicuro, sarà bravissima a vincere questa sfida. Ma a due condizioni: saper progettare e fruire dei denari europei (un pezzo d’Italia sembra addormentata, non sa nemmeno come cominciare) e poi, con ferrei controlli e sanzioni, fuori i disonesti dagli affari. Ci riusciremo?

Guido Caroselli.

Consigli di lettura

consigli di lettura
Libri sulla METEOROLOGIA e la CLIMATOLOGIA

Canale Youtube

Canale youtube
I miei video sul canale Youtube