Grandine e arance

Fino a non molti anni fa si ritenevano eccezionali i chicchi di grandine di dimensioni pari a quelle delle noci. Tempo dopo, alle palle da tennis. I fenomeni atmosferici violenti di qualche giorno fa sulle coste della Romagna hanno scaraventato al suolo elementi grandinigeni delle dimensioni di arance. Poiché, evidentemente, la grandine precipita quando la forza di gravità vince le correnti ascensionali, e poiché il ghiaccio è frutto di numerosi saliscendi delle correnti all’interno del cumulonembo, ognuno dei quali porta alla formazione di strati alternativamente opachi e trasparenti (fino a 25 strati, struttura “a cipolla”), è evidente che l’alternanza dei moti verticali è durata per un tempo superiore a quelli statisticamente osservati sino ad ora (30-45 minuti). Un cumulonembo estivo della pianura padana può raggiungere i 12 km di altezza. Ma la più lunga attività dei saliscendi denota uno sviluppo verticale maggiore della nube, fino a dimensioni paragonabili a quelle tropicali. Il riscaldamento climatico, oltre a determinare temperature atmosferiche più elevate, comporta anche la genesi di eccessi, di maggiori contrasti tra aria calda ascendente e aria fredda discendente. In una parola, il tempo è sempre più instabile e porta anche conseguenze di quel tipo.

Guido Caroselli.

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