I nuovi mulini a vento (gennaio 2000)

Tra dieci anni, nel 2010, l’Europa dipenderà per il 70% del suo fabbisogno energetico da produzioni provenienti da paesi extra-continentali. Se pensiamo da dove viene il petrolio, questo significa che saremo esposti a non trascurabili rischi di crisi energetiche, derivanti sia da possibili instabilità politiche nei paesi-sorgente, sia da possibili decisioni di improvvisi rincari del greggio. Per quell’anno l’Europa provvederà al 12% della sua energia attraverso fonti rinnovabili.
All’Italia non fanno difetto né il sole né il vento. Per quanto riguarda la seconda risorsa, abbiamo regioni, quali la Liguria, la Venezia Giulia, la Sardegna, la Puglia e, più in generale, una gran parte del Centro-Sud, dove il vento non manca mai. La velocità ideale per lo sfruttamento energetico si aggira sui 15 m/s (poco più di 50 km/h). Ma si prestano bene tutte le velocità tra i 4,5 fino ai 25 m/s (16-90 km/h). Venti più forti possono danneggiare gli impianti. Il problema dell’eccessiva rumorosità delle eliche è stato superato grazie al ricorso a nuovi materiali, come sono un ricordo anche le interferenze elettromagnetiche con le antenne delle telecomunicazioni. Restano, è vero, i problemi di ordine estetico: le foreste eoliche non piacciono a tutti. Ma, dopo tanti orrori ambientali inutili, potremmo ben accettare i nuovi, utilissimi mulini a vento!

(Guido Caroselli – “Nuova Ecologia” gennaio 2000).

Nota. Nel 2010 fu effettivamente superato, anche se di poco, l’obiettivo del 12%.

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