Islanda e vulcani

La natura vulcanica accomuna le Azzorre, sede dell’anticiclone (vedi “Azzorre” del 2 aprile scorso), all’Islanda, casa dell’antagonista bassa pressione, ossia le due principali strutture bariche che decidono il tempo europeo. Azzorre e Islanda devono la loro instabilità geologica al fatto di trovarsi, anche se a grande distanza, sulla medesima linea di frattura che separa la placca del continente americano da quella europea.
I vulcani islandesi sono attivissimi, un’eruzione in media ogni 5 anni. Nell’aprile del 2010, l’esplosione di un cratere situato sotto un ghiacciaio, provocò la chiusura dello spazio aereo tra la Francia e la Gran Bretagna, a causa delle ceneri, pericolose per i motori dei jet e per la mancanza di visibilità.
Polveri e gas vengono sparati in alto in emissioni di decine di milioni di metri cubi, fino a raggiungere la stratosfera (cioè oltre i 15 km di altezza). I gas, in prevalenza anidride solforosa, subiscono lenti processi di trasformazione, diventando goccioline minutissime (acido solforico) del diametro di qualche decimillesimo di millimetro (aerosol). Particelle così piccole vengono trasportate dai venti stratosferici in giro per tutta la Terra, cadendo poi sulla superficie dopo una vita media di uno o due anni.
Gli aerosol, simili a microscopici specchietti, hanno il potere di riflettere la radiazione solare, catturandola in piccola quantità insieme al calore che, dal basso, proviene dalla Terra. Il risultato è un aumento della temperatura della stratosfera (“stratwarming”) e, per compenso, un raffreddamento di mezzo grado, per 1-3 anni, degli strati bassi della troposfera, là dove noi viviamo.
Un periodo di intensa attività vulcanica, dunque, potrebbe in qualche misura rallentare l’effetto-serra, ovvero il riscaldamento dell’aria dovuto alle emissioni fuori misura di anidride carbonica e di altri gas da parte delle attività umane.
Torniamo in Islanda. Il clima dell’isola, sempre sferzata dai forti venti della profonda depressione atmosferica, non è così rigido come vorrebbe la posizione prossima al Circolo Polare Artico. La corrente marina del Golfo (proveniente dal Messico) mitiga infatti la temperatura della capitale Reykjavik tenendo libero il suo porto dai ghiacci.

Guido Caroselli.

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