Migliorare i modelli climatici

Possiamo continuare a separare le decisioni politiche dalle previsioni del clima?
Parlando di ambiente, quanti problemi a lungo termine esistono? Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, le tecniche della modellistica adottano proiezioni basate su sistemi simili a quelli della modellistica per le previsioni meteorologiche.
I meteorologi ottengono un riscontro immediato: se prevedono la pioggia per domani, sapranno domani se hanno ragione. Mentre ci sono problemi metodologici inerenti le previsioni con un orizzonte di 10-20 anni. I climatologi hanno avuto la tendenza a dire che il problema è troppo difficile e non dà buoni risultati. Invece possono affrontarlo meglio.
Tali proiezioni sono utilizzate per una moltitudine di scopi, dall’aiuto ai governi per trovare dove spendere i soldi, alla formulazione di leggi e ai calcoli dei rischi assicurativi. Inoltre, con questi metodi si possono rappresentare sul pianeta mappe degli effetti attuali e futuri dei cambiamenti climatici sul pianeta, e dunque gli effetti su di noi.
La modellistica climatica ha il problema che si basa su previsioni e proiezioni, ed è dunque per definizione una scienza non esatta, ma necessaria per le concrete decisioni dei governi che devono mettere in conto i rischi e pianificare in anticipo.
L’ importanza politica e sociale della questione ha portato a un crescente controllo della modellizzazione del clima e a una crescente pressione sui climatologi.
Errori e imprecisioni dei dati hanno determinato un calo di fiducia di molte persone nella scienza del clima, proprio nel momento in cui questi lavori scientifici sono più importanti che mai.
I modelli del clima traducono il clima terrestre in calcoli matematici. Quelli più semplici lo fanno per far capire meglio i processi agli scienziati e per definire i modelli. I più complessi (quelli per la circolazione generale) cercano di rappresentare ogni cosa, le nubi, i movimenti dell’aria, la pioggia, il ghiaccio, il calore degli oceani, così come le interazioni tra tutti questi elementi, in effetti alla base del clima; e questi modelli fanno anche uso di informazioni d’archivio sul clima del passato per arrivare a prevedere il futuro.
Esistono 22 principali modelli climatici globali e molti altri regionali che inviano i loro dati all’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). L’IPCC produce un confronto e una sintesi di tutti i dati, comprese le discrepanze e le contraddizioni; alcuni modelli, ad esempio, hanno modi diversi di rappresentare le nubi.
Il compito della scienza è semplicemente quello di fornire prove oggettive e di rappresentare le incertezze insite nel progresso scientifico. Non è una questione di giusto o sbagliato, ma un tentativo di bilanciare il certo con l’incerto.
La modellizzazione del clima sarebbe migliore se tenesse conto delle lezioni apprese dalle comunità previsionali e economiche negli ultimi 20-30 anni. È fondamentale confrontare le previsioni con alcuni parametri di riferimento stabiliti per valutarne l’accuratezza.
C’è un altro problema. Gli attuali modelli climatici non tengono conto dei “forzanti”, i cambiamenti che influenzano il bilancio energetico del pianeta, rappresentati per es. dagli aerosol. Di conseguenza i risultati possono essere errati. Questo è il principale ostacolo alla comprensione quantitativa dei cambiamenti climatici in corso. Fino a quando non viene misurata la forzatura dell’aerosol, il loro peso continuerà ad essere grossolanamente dedotto.
Non per minimizzare l’attenzione sui gas a effetto serra, ma abbiamo bisogno di un mix di politiche più eclettico. Parte della ricerca suggerisce che l’impatto cumulativo dell’emissione di gas serra sulle future temperature mondiali potrebbe essere inferiore alle stime dell’IPCC. Se vera, sarebbe una buona notizia.

Guido Caroselli.

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