Non c’è solo Greta

Il ministro degli Interni britannico, Priti Patel, ha annunciato questa settimana una serie di nuove misure per limitare le proteste ritenute causa di “rumore e fastidio”. Ma proteste simili sono state da molto tempo necessarie nelle lotte per il cambiamento sociale. Possono fermare i piani distruttivi in fase progettuale o aiutare a spostare l’opinione pubblica. Rumore e fastidio sono tra i pochi modi per costringere effettivamente i politici ad ascoltare.
Con l’orologio che ticchetta sulla crisi climatica, la questione che definisce la nostra vita, molti direbbero che causare un fastidio non è solo necessario, ma una risposta razionale all’inazione dimostrata dai nostri leader.
Un’azione dirompente sulle questioni climatiche ha funzionato in passato per forzare i cambiamenti. Nel 2008, gli attivisti sono scesi sul sito di una nuova centrale elettrica a carbone proposta nel Kent, la prima nel Regno Unito in 30 anni. Una folla di 100 persone è cresciuta rapidamente fino a più di 1.000 persone. Ciò ha innescato azioni repressive di polizia e, mentre queste danneggiavano localmente alcune persone, la protesta ha ritardato con successo il progetto e alla fine ha assicurato che non si svolgesse affatto. È stato un momento cruciale che ha suonato la campana a morto su nuovi progetti carboniferi nel Regno Unito e ha contribuito a spingere l’opinione pubblica nazionale verso le energie rinnovabili. Nello stesso periodo, gli attivisti si erano accampati vicino all’aeroporto di Heathrow protestando per i piani per costruire una terza pista. Migliaia di persone si sono unite alla protesta, con conseguente copertura mediatica 24 ore su 24. La lotta contro la terza pista ha ispirato iniziative e continua ancora oggi. Dall’arresto degli aerei alla creazione di un mini villaggio ecologico sostenibile sul sito della pista proposta, i manifestanti hanno messo in evidenza la terza pista come una questione climatica del Regno Unito. Ha gravato sui governi successivi, definito le elezioni del sindaco e ha portato a una lunga battaglia legale.
Nel 2011, la compagnia petrolifera e del gas Cuadrilla ha sospeso i test vicino a Blackpool delle operazioni di fracking (perforazione a grandi profondità del sottosuolo con acqua a forte pressione, al fine di cercare idrocarburi) dopo il sospetto di aver causato terremoti nella zona. Tuttavia, per molte persone, la prima volta che hanno sentito parlare di fracking è stato nel 2013, quando le donne anziane si sono unite agli scolari e agli attivisti ambientalisti per condannare i siti di fracking locali. Le cose hanno raggiunto il picco quando un sito di test di fracking a Balcombe nel West Sussex è stato bloccato quell’estate. Una settimana di azioni è culminata in arresti di massa, tra cui quello della deputata del partito verde Caroline Lucas. Per anni, blocchi simili hanno portato la battaglia all’industria del fracking, fino a quando nel 2019 il governo non ha fatto un’inversione a U, ritirando il suo sostegno e annunciando una moratoria.
Negli ultimi anni le perturbazioni atmosferiche hanno svolto un ruolo enorme nell’animare la rabbia pubblica e lo sgomento per la mancanza di un’azione climatica da parte del governo. Il rapporto del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) alla fine del 2018 ha spinto gli scolari a mobilitarsi a migliaia. Allo stesso tempo, Extinction Rebellion ha fermato vaste parti di Londra. Questa ondata di interruzioni ha galvanizzato la preoccupazione pubblica, lasciando il governo a rimuginare per una risposta adeguata. Poco dopo, ha approvato un disegno di legge che impegnava il Regno Unito a emettere zero emissioni entro il 2050, il primo paese del G7 a farlo. Il Parlamento ha anche dichiarato un’emergenza climatica ed è stata istituita la prima Assemblea sul clima del Regno Unito. L’azione diretta non è l’unica cosa che fa sì che il cambiamento accada, ma pochissimi di tali svolte avrebbero avuto luogo senza di essa.
Mentre i governi potrebbero alla fine far cessare l’uso dei combustibili fossili, quanto velocemente lo fanno e chi guadagna o perde da questa transizione sarà ancora una bella lotta. Potremmo affrontare la crisi climatica in un modo che metta il potere nelle mani delle comunità, fornisca milioni di nuovi verdi posti di lavoro, trasporti pubblici accessibili e disponibilità di case calde senza affrontare la povertà di carburante. L’alternativa è una transizione lenta che nel peggiore dei casi manca l’obiettivo di evitare catastrofici crolli climatici, e nel migliore dei casi porterebbe a milioni di perdite di posti di lavoro, aumenterebbe le disuguaglianze gravando i costi sui lavoratori e riservando tutti i benefici alle società e ai più abbienti.
È qui che entra in gioco una nuova ondata di campagne dirompenti basate sulle soluzioni. Gruppi di attivisti giovanili come il movimento “Sunrise” negli Stati Uniti stanno tenendo sit-in negli uffici dei leader del partito democratico, mentre “Green New Deal Rising” nel Regno Unito sta ribaltando gli atteggiamenti politici per metterli sulle posizioni necessarie ad affrontare questa crisi. Con il tempo potremmo vedere queste azioni come momenti che hanno cambiato la traiettoria della lotta contro il cambiamento climatico.
Per coloro che criticano l’azione diretta, non solo molti interventi hanno avuto successo, ma i sondaggi mostrano che il 71% delle persone afferma di non aver avuto la loro vita modificata dalla protesta negli ultimi tre anni. Dati i cambiamenti che i manifestanti cercano di far nascere, questi possono fornire risultati positivi per tutta la società, e non c’è da meravigliarsi che molte proteste climatiche alla fine ricevano il sostegno pubblico della maggioranza.
Questo è vero non solo per le manifestazioni per il clima, ma in generale nella storia del cambiamento sociale. Dalle Suffragette al movimento anti-apartheid, le persone che hanno intrapreso azioni dirompenti sono ora considerate dalla parte giusta della storia, nonostante l’opposizione spesso diffusa al loro tempo.

Traduzione dal “Guardian” di Guido Caroselli

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