Nubi

Nelle mappe di previsione e in tutte le schematizzazioni grafiche le nubi sono rappresentate come piccole e bianche colline tondeggianti. Non tutte le vaporose abitanti dei cieli sono fatte in questo modo, riferito ai cumuli.
Cumulo viene dal latino e significa mucchio, ammasso (fuori dalla meteorologia si dice “un cumulo di sciocchezze” o “un cumulo di macerie”). Questo e gli altri nomi latini (“cirrus” vale ricciolo, “stratus” diffuso, “nimbus” nube ma anche aureola) con i quali vengono chiamati i principali generi delle nubi, furono proposti per la prima volta nel 1804 dal chimico inglese Luke Howard. Il termine più popolare, nuvola, deriva da “nubila”, plurale neutro dell’aggettivo “nubilus”, nuvoloso.
I libri sacri delle valli dell’Indo (1000-600 a.C.) parlano delle nubi come “le vacche dalle abbondanti mammelle che nutrono la terra”. Nella mitologia greca c’è un’idea simile, tanto è vero che Hermes (Mercurio), personificazione del vento (del quale aveva la leggerezza, la velocità, l’incostanza nei propositi e l’umore scherzoso) ruba ad Apollo (il Sole) un armento di vacche (le nubi pregne di acqua) e le porta lontano; ma Apollo le ritrova e le riporta nei verdi pascoli. Un altro mito greco, altrettanto poetico ma un po’ più galante, racconta che Pan, figlio di Hermes e anch’egli un vento, si diverte a inseguire in cielo le Ninfe, ossia le nubi.
In un altro mito, questo dell’antica Cina, il primo uomo della Terra, di nome P’An Ku, è un fabbro che cresce e poi lavora per trentaseimila anni, martellando per dare forma all’universo. Faticando, il suo fiato diventa vento e nubi, la sua voce tuono e il suo sudore pioggia. È assai poco lusinghiero leggere poi che gli insetti che si attaccano al corpo di questo Adamo cinese diventano il genere umano.

Guido Caroselli.

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