Quando fa caldo

L’organismo irradia il calore delle sue reazioni chimiche e riscalda lo strato d’aria che lo circonda. Oltre i 34 gradi ambientali accade il contrario e l’aria riscalda noi. La traspirazione, grazie al raffreddamento epidermico per l’evaporazione del sudore, diventa il meccanismo di difesa più importante. Ma con elevati tassi di umidità l’aria non accetta più le nostre goccioline e la cute si copre di una pellicola liquida che impedisce l’ulteriore termoregolazione.
L’afa ci fa soffrire ma, indipendentemente dall’umidità, le elevate temperature sono pericolose in quanto mettono in crisi il nostro “impianto di condizionamento” e, di conseguenza, il muscolo cardiaco, la coagulabilità del sangue, la pressione arteriosa e il sistema neuro-vegetativo. Se la temperatura corporea (in situazione non febbrile) raggiunge i 40 gradi, si entra in stato di pre-collasso, a 41 rallenta la circolazione del sangue e a 43-44 si varca la soglia letale.
Che fare? Medici e dietologi raccomandano di mantenere al minimo l’attività motoria, il lavoro e lo stress, di evitare le sostanze alcoliche e di ingerire bevande non gassate e leggermente tonificanti (ad es. tè leggero) o reintegranti i sali perduti con la traspirazione (succhi di frutta).
Il meteorologo, da parte sua, osserva che per fuggire naturalmente dai 35 gradi e approdare ai 25 c’è la montagna. Assumendo per il Nord Italia un gradiente (diminuzione della temperatura per 100 metri di salita) di 0,65, per il Centro di 0,6 e per il Sud e le Isole di 0,5, occorre raggiungere quote montane, rispettivamente, di 1500, 1700 e 2000 metri. Vale a dire gran parte delle Alpi, un po’ di Appennino e l’Etna. Fate voi.

Guido Caroselli.

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