Smorfie d’autunno (novembre 2002)

Archiviati gli ultimi record meteorologici, considerati i dati drammatici sugli impatti di quegli eventi sulla vita e l’economia, si può fare ora, a bocce ferme, una riflessione che, partendo dal tempo e dal clima, va necessariamente oltre.
Quelle occasioni veramente eccezionali (non si può parlare di esagerazione dei media) hanno portato l’opinione pubblica europea non solo alla conoscenza ma alla coscienza del cambiamento climatico. Messa da parte l’indifferenza che pure ha avuto il suo peso, anche se non maggioritario, nel cacciarci in questo pasticcio ambientale, rifiutato un catastrofismo comprensibile solo come prima reazione per chi ha avuto lutti e gravi danni, nelle persone sta crescendo un atteggiamento di forte attenzione verso i comportamenti attuali e prossimi venturi dell’atmosfera. I problemi che fino a ieri erano solo degli ambientalisti sono o stanno per diventare di tutti.
L’effetto serra, si è visto, non porta solo aumenti di temperatura e di livelli oceanici, ma anche, è molto probabile, fenomeni atmosferici più violenti. Le possibilità di accordo sullo sviluppo sostenibile e di reale attuazione delle decisioni sono affidate ai governi del mondo, e dunque presuppongono necessariamente le volontà politiche e il coinvolgimento delle forze economiche in programmi virtuosi. Ma poiché la politica e l’economia nei paesi democratici sono decisi, o comunque non possono prescindere dalla volontà dei cittadini (secondo la qualità del livello democratico dei paesi), sarebbe bene che, per esempio qui in Italia, la piantassimo tutti di fare i sudditi più o meno brontoloni e più o meno vittime delle economie virtuali e delle speculazioni finanziarie. E ci convincessimo invece che non solo è nostro diritto, ma è nelle nostre possibilità contribuire a decidere sulla qualità della vita che attende nei prossimi anni noi e i nostri figli. Perche questo avvenga, è imprescindibile un sensibile miglioramento del livello culturale.
Lasciando che i proverbi restino nel patrimonio della nostra cultura popolare, evitiamo però che vengano citati nelle dichiarazioni ufficiali. “Tanto va la gatta al lardo…” non è un argomento politico. Come, per tornare al tempo e al clima “Natale al balcone, Pasqua col tizzone” non è una previsione a lungo termine. Quanto alle idee innate, quasi platoniche e ormai poco realistiche, sul clima italiano, ci andrei piano, pianissimo. A che più serve immaginare che il tempo si spacchi sempre dopo ferragosto? A che serve aspettare tutti gli anni le ottobrate romane?
Per i luoghi comuni suggerisco una maggiore intransigenza: sradichiamoli come le erbacce, ricresceranno ma poi sradichiamole di nuovo. Così, per tornare al tempo e al clima, abbandoniamo per sempre “il generale inverno”, “la morsa del freddo che la fa da padrona” e “le mezze stagioni che non esistono più”. Stesso rifiuto per la finta scienza a base di numeri e immagini che non servono a niente: 29354 fulmini al secondo, 154 leoni che mangiano gazzelle in TV alla settimana. Cos’è, la smorfia?

Guido Caroselli, “Nuova Ecologia”, novembre 2002.

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