Temperatura dell’aria (piove, imbacuccati?)

A parità di altitudine, la temperatura dell’aria subisce variazioni periodiche e altri cambiamenti dovuti alle circostanze. Sono periodiche le variazioni durante le 24 ore e quelle durante il corso dell’anno. Sono invece contingenti i cambiamenti conseguenti all’arrivo di venti caldi o freddi, alla copertura del cielo o alle schiarite, alla caduta o alla cessazione delle piogge, e ad altri accadimenti non necessariamente atmosferici. Mi viene in mente l’eruzione di un vulcano.
Nel corso delle 24 ore la temperatura segue una curva ondeggiante con un minimo e con un massimo. Il minimo si verifica in circostanze normali poco prima dell’alba, mentre il massimo cade nelle prime ore del pomeriggio. Questo ritardo è dovuto alla risposta del suolo, che prende calore anche dopo il mezzogiorno e continua a perderlo anche dopo la mezzanotte. L’aumento termico dal levare del sole e la sua diminuzione all’avvicinarsi del tramonto sono piuttosto rapidi, mentre più lente sono le variazioni intorno alle ore centrali e in piena notte. La differenza tra massima e minima si chiama escursione termica (diurna). Giorno per giorno si può calcolare la temperatura media facendo la somma di minima e massima e dividendo il risultato per due. (È alla buona, si fa presto, non è il preciso risultato di un’ integrale matematico di una curva.).
Anche durante il corso dell’anno la temperatura (media) segue in condizioni ideali una curva ondeggiante con un minimo e massimo, questi con un certo ritardo rispetto al giorno più corto (inizio dell’inverno) e a quello più lungo (inizio dell’estate). Questo per ragioni astronomiche e, di nuovo, per la risposta dei suoli rispetto alla radiazione solare.
Tutto ciò, come detto, in condizioni standard, diciamo come se il tempo seguisse sempre immutabili condizioni diurne e stagionali. Intervengono invece anche le condizioni contingenti. Viene subito in mente il cambiamento del clima terrestre. Ma procediamo sul semplice.
Oltre, evidentemente, all’arrivo di venti freddi o caldi, tra le cause transitorie la più importante è la copertura del cielo. Mentre di giorno il sereno consente temperature più elevate, di notte favorisce la perdita di calore (di notte i deserti sono freddi). Così anche il cielo coperto mantiene di giorno temperature più modeste ma consente notti meno fredde. Diciamo come un thermos.
Un altro fattore, tra i tanti, che modifica l’escursione, è la vicinanza o meno di una località dal mare. Le acque, rispetto alle terre emerse, acquistano più lentamente e mantengono più a lungo il calore. Si dice per questo che hanno una funzione climatica mitigatrice. Sulle coste fa di giorno meno caldo e di notte meno freddo rispetto alle zone interne. Un ragionamento analogo porta a distinguere i climi continentali del mondo da quelli marittimi.
La pioggia è acqua, perciò, se non è grandine o frutto di temporali o rovesci, anch’essa lì per lì mitiga. Quel che segue una perturbazione è un “dopo”, è un altro accadimento. Ma dire “domani piove, quindi fa freddo, imbacucchiamo i pupi” è sbagliato. Sarà una giornata senza grandi variazione di temperatura e, ovvio, complicata se la mia città non funziona.
La neve, se porta a persistente copertura del suolo, ne isola la risposta alla radiazione solare, in un certo senso mitiga (“sotto la neve pane”).
Naturalmente, si fa distinzione anche tra le temperature delle valli e delle montagne vicine, ma all’inizio abbiamo detto a parità di altitudine.

Guido Caroselli.

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