Troppi dati?

In risposta al forte aumento di immagazzinamento dei dati e della capacità dei computer nell’ultimo decennio, la quantità di energia utilizzata dai grandi centri di gestione dati sta raddoppiando ogni quattro anni e dovrebbe triplicare nei prossimi 10.
Questi cambiamenti sono in parte dovuti alla moltitudine delle utenze: la crescente gamma dei dispositivi, dai televisori ai sistemi di sicurezza domestici, ai sistemi di illuminazione e agli innumerevoli modi di trasporto, cioè tutti quelli che emettono e ricevono costantemente dati. Se arrivano presto le auto senza conducente, quei flussi aumenteranno enormemente. E inoltre l’accelerazione di Internet e delle tecnologie associate nei paesi in via di sviluppo si aggiungerà al carico.
Circa un decennio fa ci veniva detto di combattere i cambiamenti climatici spegnendo i nostri televisori e gli impianti stereo. Ora la questione è ancora più urgente, con tutti i nostri dispositivi in costante comunicazione ad alta energia con i grandi e lontani mega-computer.
In verità Facebook si è impegnato, “prima o poi”, ad alimentare le sue funzioni utilizzando il “100% di energia pulita e rinnovabile”. Google afferma di avere già raggiunto questo obiettivo, e così Apple. Tuttavia, anche tenendo conto di miglioramenti dell’efficienza, al di là delle asserzioni di queste grandi imprese, viene inevitabilmente utilizzata energia generata dai combustibili fossili.
E tra le grandi aziende tecnologiche, vi è anche la Amazon Web Services, che offre “la fornitura su richiesta di alimentazione dei computer, l’archiviazione dei database e la maggior parte della potenza di calcolo per Netflix”. Gli attivisti della politica verde lamentano il fatto che il consumo di energia elettrica di AWS e le sue emissioni di carbonio restano invisibili; sul sito web aziendale, la storia del suo utilizzo di energia rinnovabile si interrompe improvvisamente nel 2016.
Indipendentemente dal buon lavoro svolto da alcuni giganti della tecnologia, e prendendo anche per buono il loro impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica entro il 2040, resta un fatto: la grande maggioranza dell’elettricità utilizzata nei data center del mondo proviene da fonti non rinnovabili, e poiché il loro numero aumenta rapidamente, non vi è alcuna garanzia che la tendenza cambierà. Anche le aziende con le migliori intenzioni potrebbero scoprire che le loro presunte illusioni digitali sono insostenibili.
Girano voci che descrivono un tipo di futuro in cui la maggior parte di noi potrebbe fermarsi. Parlano di razionamento dell’uso di Internet o che le persone possano inviare solo immagini in bianco e nero. Quando improvvisamente lo smartphone in tasca inizia a scaldarsi, potremmo immaginare che anche il nostro pianeta si scalda e che non ce la fa.

Guido Caroselli

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