Vintage – A chi dar retta

Inserisco da oggi in “Vintage” alcuni miei scritti di qualche anno fa. Date un’occhiata, sembrano appena sfornati oggi. Cominciamo con un articolo di 11 anni fa. “A chi dar retta”.

Capita non di rado di leggere o di ascoltare le ultime notizie sul clima e di rischiare di perdere l’orientamento, in qualche caso di avvertire addirittura la sensazione di essere presi in giro. La causa di questo disturbo è l’arrivo di informazioni nettamente contrastanti tra loro. Si può fare l’esempio dell’effetto serra, ora presentato come grave stato febbrile della Terra, ora come semplice possibilità climatica, ora come realtà non più in atto, perché fortemente contrastata da un’azione contraria o perché addirittura smentita. Ma si può anche ricordare un’altra ben nota preoccupazione planetaria, il buco dell’ozono, che, variazioni stagionali a parte (quelle sono naturali), viene annunciato ora in aggravamento e ora quasi ricucito.

Ci si chiede come mai possa verificarsi una simile altalena mediatica. Qui possiamo elencare e spiegare tre cause.
La prima e più importante ragione è che il dibattito scientifico è aperto. Per quanto vi sia una forte convergenza di vedute su alcune grandi questioni ed emergenze climatiche (il fatto , ad esempio, che esistano l’effetto serra e il buco dell’ozono), non va tuttavia dimenticato che non tutti gli scienziati sono d’accordo. Può succedere dunque che venga riportato il pensiero di uno di questi dissidenti. Non solo. A un forte accordo qualitativo non corrisponde affatto un’armonia sul quantum dei fenomeni previsti. Gli ormai noti modelli matematici disegnano per il futuro non singole e precise curve, ma ventagli anche ampi di possibilità. Dunque, almeno per il momento, non si sa quanto le cose cambieranno.
La seconda ragione sta nel protagonismo di qualche scienziato o di qualche gruppo di ricerca. Può succedere. Voglia di mettersi in luce, spirito polemico, tentativo di ottenere nuovi finanziamenti o paura di perdere quelli che si hanno. Il mondo scientifico, anche sotto questo punto di vista, non è tutto compatto, e non è composto solo di puri e luminosi spiriti.
La terza ragione sta nella disinvoltura con cui i media raccolgono le notizie delle agenzie e, senza controllarle, le sparano suo giornali, le TV e internet. Quasi sempre, oltretutto, modificando le dimensioni delle informazioni, a volte dilatandole per scarsità di altri argomenti, altre asciugandole, tagliandole e quasi nascondendole fra mille altre.
Per tutti questi motivi è opportuno assumere un atteggiamento vigile e se possibile critico nei confronti delle informazioni scientifiche in arrivo sui media di larga diffusione. Si dovrebbe diffidare delle notizie poco chiare, di quelle roboanti e di quelle corredate da chiassose fotografie di repertorio. Quanto alle fonti, i giornalisti non specializzati potrebbero adottare le opportune misure di cautela, mentre non sarebbe affatto inopportuno che, più spesso, scendessero direttamente in campo gli stessi ricercatori, ora per affermare, ora per correggere, ora per confutare. Sarebbe una buona occasione, anche per loro, per imparare a farsi comprendere.

Guido Caroselli – Nuova Ecologia, ottobre 2001.

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